Figlio unico in Fase 2, come tenergli compagnia

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Figlio unico in Fase 2, come tenergli compagnia

Il periodo della quarantena è concluso e si può uscire di più. Approfittiamone per far incontrare ai nostri figli unici gli amici, naturalmente con tutta la prudenza del caso

In otto in due stanze oppure in tre in duecento metri quadri? Sono domande che ci si è posti spesso nel periodo del lockdown e anche adesso che siamo nella Fase 2, ma le uscite sono ancora centellinate. Le due situazioni probabilmente hanno suscitato invidia reciprocamente. La famiglia numerosa stipata in un allegro disordine, senza avere un momento di tranquillità da una parte e dall’altra, il nucleo costituito da due genitori e un figlio unico, con tanto spazio, tanta privacy ma anche tanta solitudine.

Non pretendere di essere un fratello

Sicuramente i bambini con due o tre fratellini in quarantena hanno dato l’avvio a litigi furiosi, ma anche a giochi di tutti i tipi, da tavolo o a nascondino nei luoghi più impensati. Di certo non si sono annoiati. Un figlio unico invece ha avuto come esclusivo riferimento i genitori, magari impegnati in smart working. Ed è così che la noia può avere preso il sopravvento, così come i momenti di tristezza e di nervosismo. In quarantena quindi, più che in altri momenti, mamma e papà possono avere mostrato fin troppa indulgenza nei confronti del figlio, mostrandosi disponibili e arrendevoli con lui. Giocare con il proprio bambino è importante, così come regalargli affetto e coccole soprattutto in un momento in cui i contatti sociali sono carenti. Un padre o una madre, però, non devono mai dimenticare di essere genitori. Non possono e non devono sostituirsi a quel fratello che il figlio unico non ha. Devono mantenere rapporti stretti e affettuosi, ma fare in modo di essere sempre un punto di riferimento, una figura che merita attenzione e rispetto. Comportarsi come un fratello comporta uno scambio di ruoli che induce il bambino in confusione.

Tempo per insegnare le regole

Tanto tempo trascorso a casa può diventare una buona occasione per trasformare le piccole incombenze quotidiane in un piacevole lavoro che ha, come scopo, ottenere una cameretta in perfetto ordine. Si può iniziare anche se un bambino è piccolo. È bene insegnargli a riporre un gioco, prima di prenderne un altro. Quando il bimbo è piccolo lo fa la mamma, mostrandoglielo. Ma dai due-tre anni in su anni può e deve imparare a riporre i giochi da solo. Senza alzare la voce bisogna spiegargli che l’orsacchiotto è stanco e vuole andare a nanna. Lo stesso vale per gli indumenti: è impossibile pretendere che un bimbo di due anni pieghi i propri indumenti. Quando però, a quattro o cinque anni, impara a cambiarsi da solo, deve iniziare a non lasciare gli abiti dove capita, sul pavimento o in giro per la casa. È sufficiente che li raccolga e che li raduni su una sedia. All’epoca della scuola elementare deve essere in grado di metterli in ordine e piegarli.

Compagnia sì, con buon senso

Adesso, in Fase 2, si può anche uscire per gli amici, ovviamente nell’osservanza delle regole di sicurezza sociale. I genitori di figli unici sono spesso apprensivi e proprio in questo periodo temono ancora il contagio. È invece indispensabile permettere al bambino di incontrare cuginetti, amici e compagni di classe per ristabilire quei contatti così importanti con i coetanei, soprattutto se il bambino per due mesi si è interfacciato solo con adulti. Non è possibile ancora organizzare feste o gruppi numerosi: è pericoloso oltre che contro la legge. Nulla vieta però di contattare un paio di famiglie di amici e incontrarsi in un parco spazioso. I bambini, muniti di una mascherina usa e getta che potranno decorare a piacere, potranno sfogarsi per un’oretta riscoprendo giochi antichi, per esempio salto in lungo, nascondino, gare di corsa, o facendo giri in bici. Essere amici e divertirsi è possibile anche restano un po’ lontani, ma senza rinunciare a contatti che sono davvero mancati tanto ai bimbi, soprattutto se figli unici.

Sahalima Giovannini

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