
“Mi compri il cellulare? Lo hanno tutti”. Con il ritorno a scuola, questa richiesta entra nelle conversazioni di molte famiglie. Prima di rispondere, però, serve chiarire che cosa si sta chiedendo: un mezzo per chiamare i genitori, uno strumento per parlare con gli amici oppure l’accesso a piattaforme dove pubblicare immagini e seguire contenuti? Sono possibilità differenti, che richiedono decisioni distinte.
In Italia i 14 anni rappresentano la soglia per esprimere autonomamente il consenso a determinati trattamenti di dati personali nell’offerta diretta di servizi online. Quando si applica questa regola, sotto tale età il consenso deve essere prestato da chi esercita la responsabilità genitoriale. Non si tratta di un divieto generale di utilizzare un telefono prima dei 14 anni. Garante per la protezione dei dati personali garanteprivacy.it. Esistono inoltre condizioni di accesso stabilite dalle piattaforme, da verificare per il servizio e il tipo di account scelti. Il consenso del genitore non autorizza automaticamente a ignorarle. Soprattutto, raggiungere l’età consentita non certifica la preparazione emotiva: un compleanno non rende improvvisamente capaci di gestire ogni situazione digitale.
Può essere utile osservare se rispetta gli accordi, sa interrompere un’attività coinvolgente, comprende il valore della riservatezza e riesce a chiedere aiuto quando qualcosa lo mette a disagio. Non sono prove da superare alla perfezione, ma punti di partenza per decidere quanta autonomia concedere e quale accompagnamento offrire. L’American Academy of Pediatrics invita a considerare bisogni concreti, responsabilità e capacità individuali nella scelta del primo telefono. Alle elementari, la possibilità di contattare un familiare non rende necessaria una chat autonoma dell’intera classe. Alle superiori, la comunicazione digitale può avere un ruolo significativo nelle amicizie e nell’organizzazione quotidiana. Anche in questa fase, tuttavia, possedere uno smartphone non implica dover aderire a ogni gruppo o aprire un profilo su ogni piattaforma.
Introdurre una funzione, comprenderla insieme e verificare come si inserisce nella giornata. Per esempio, si può iniziare dalle chiamate ai familiari e discutere separatamente l’ingresso in una chat. Se emergono difficoltà, gli accordi possono essere rivisti senza trasformare il cambiamento in una punizione. Ai genitori non serve conoscere ogni novità tecnologica. Serve mantenere aperto il dialogo, spiegare le proprie decisioni e dare un esempio coerente. Educazione tra diritti doveri e buon senso. Educare significa aiutare un figlio a riconoscere ciò di cui ha bisogno, ciò che può attendere e le responsabilità che accompagnano ogni nuova possibilità.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini Responsabile scientifico guidagenitori.it