Anticorpi monoclonali e contro il Covid-19

Penne con le olive e melanzane
Il nostro menù del giorno 24_02_2021
24 Febbraio 2021
calcio e intolleranza al lattosio
Come procurarsi il calcio se la dieta è priva di lattosio
24 Febbraio 2021

Anticorpi monoclonali e contro il Covid-19

Anticorpi monoclonari covid

Un’altra arma importante si unisce ai vaccini oltre al plasma iperimmune, al desametasone e agli altri farmaci per combattere la polmonite da Sars-Cov-2. Sono gli anticorpi monoclonali contro il Covid-19, autorizzati da qualche giorno dall’Agenzia italiana del Farmaco per il trattamento contro le forme gravi, di persone non ancora sottoposte al vaccino.

Gli anticorpi monoclonali impediscono al virus di proliferare

Gli anticorpi monoclonali sono utilizzati già da anni per la cura di malattie tumorali e croniche. Si tratta di farmaci realizzati in laboratorio partendo da anticorpi umani particolarmente potenti già attivi verso alcune malattie specifiche. Si è cercato allora di riprodurli anche in vitro, per utilizzarli poi come farmaci. Si chiamano così perché sono tutti identici, derivati da un unico clone di cellula di difesa. Per questa ragione hanno la capacità di attaccare in modo potente e selettivo un preciso target. Gli anticorpi monoclonali attivi contro il Covid-19 sono derivati dal plasma dei pazienti guariti. Attraverso determinati meccanismi d’azione, bloccano la replicazione del Sars-Cov-2 impedendogli di attaccarsi al recettore Ace-2 della cellula di un organismo. Le persone alle quali vengono somministrati questi anticorpi, divengono immediatamente in grado di attaccare il virus, impedendo la loro moltiplicazione nel corpo.

Somministrazione e limiti degli anticorpi monoclonali

Questa terapia dovrebbe essere somministrata presso il proprio domicilio, evitando il ricovero in ospedale, attraverso infusione venosa ai primissimi sintomi dell’infezione nei soggetti a rischio. Non sembra, al momento, che possano essere utilizzati come prevenzione perché hanno una durata di azione abbastanza limitata, ma se somministrati entro i primi tre giorni dall’infezione, impediscono che la stessa dia luogo a serie complicanze. Per questa ragione sembrano indicati per i pazienti esposti al rischio di sviluppare una polmonite grave o altre complicazioni al cuore o al sistema circolatorio.  L’unico limite a questa forma di terapia è l’essere somministrati inutilmente: in altre parole, se il soggetto considerato a rischio in realtà non sviluppi poi le conseguenze serie. Questo è un altro aspetto del Coronavirus che purtroppo non è prevedibile. Al momento allo studio ci sono diverse molecole e le più promettenti sembrano bamlanivimab e casirivimab/imdevimab. In particolare bamlanivimab riduce l’eventualità di un ricovero ospedaliero ma non sembra efficace per chi è già ricoverato. Insomma, i ricercatori sono ancora tutti al lavoro per arrivare a debellare il virus che è entrato prepotentemente nelle vite di tutta la popolazione mondiale.

Sahalima Giovannini

Registrati o Accedi

Comments are closed.