
Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre siamo tornati all’ora solare: alle tre le lancette sono state riportate alle due. Per gli adulti può sembrare un’occasione per dormire un’ora in più, ma chi ha bambini piccoli sa che il risveglio non segue necessariamente l’orologio. Un bambino abituato ad aprire gli occhi alle sette potrebbe svegliarsi alle sei, mentre la sera potrebbe chiedere di andare a letto prima del previsto. È un adattamento comprensibile, da accompagnare senza allarmarsi.
Il nostro organismo regola l’alternanza tra sonno e veglia attraverso un orologio interno, influenzato soprattutto dalla luce e dal buio. Spostare le lancette non modifica immediatamente questo ritmo. Nei primi giorni possono quindi comparire sonnolenza serale anticipata, risvegli precoci e qualche momento di irritabilità. Le reazioni variano: alcuni bambini si adattano facilmente, altri hanno bisogno di maggiore gradualità. Anche negli adolescenti il cambiamento può essere vissuto diversamente, perché durante la pubertà aumenta naturalmente la tendenza ad addormentarsi più tardi. Se il bambino crolla dal sonno prima dell’orario abituale, tenerlo sveglio a ogni costo rischia di trasformare la serata in una battaglia. Meglio accompagnare gradualmente gli orari verso quelli desiderati, con piccoli spostamenti e osservando la sua stanchezza. Anche pasti e riposini contribuiscono a scandire la giornata: mantenere una sequenza prevedibile offre punti di riferimento. Evitiamo di eliminare il sonnellino necessario nella speranza di ottenere una notte più lunga. L’obiettivo è ritrovare un equilibrio, proteggendo il riposo complessivo.
Lavarsi, indossare il pigiama, lavare i denti, leggere una storia e salutarsi: una routine della buonanotte semplice rende riconoscibile il momento del riposo. Non servono rituali elaborati, ma gesti ripetuti con calma. Possiamo lasciare al bambino piccole scelte, come il libro da leggere, mantenendo una conclusione chiara. Nei bambini in età scolare, una routine di circa venti o trenta minuti può aiutare a evitare che ogni richiesta prolunghi indefinitamente la serata. È anche uno spazio di vicinanza, durante il quale ascoltare un pensiero o condividere qualcosa di piacevole.
Durante la giornata favoriamo il movimento e le occasioni per stare all’aperto. La sera abbassiamo il ritmo delle attività e rendiamo l’ambiente tranquillo. Televisione, videogiochi, tablet e smartphone dovrebbero essere spenti almeno un’ora prima di coricarsi; i bambini dormono poco? Attenzione allo smartphone. Meglio tenere i dispositivi fuori dalla camera durante la notte. Per i ragazzi più grandi può essere utile concordare un punto della casa dove lasciare il telefono in carica. Anche gli adulti possono partecipare: una regola condivisa risulta più comprensibile di un divieto accompagnato dal continuo controllo delle proprie notifiche.
Vestiti pronti, zaino sistemato e tavola della colazione organizzata dalla sera riducono le decisioni da prendere appena svegli. Se il bambino apre gli occhi molto presto, accogliamolo con calma, evitando di trasformare subito il risveglio in un momento di giochi vivaci o schermi. Non è necessario pretendere che si riaddormenti: possiamo proporgli un’attività tranquilla, compatibile con la sua età. Quanto sonno è necessario? I bambini tra tre e cinque anni sono raccomandate dieci-tredici ore di sonno nelle ventiquattro ore, compresi i riposini; tra sei e dodici anni nove-dodici ore; per gli adolescenti otto-dieci. Sono riferimenti da leggere insieme al benessere quotidiano. Se le difficoltà persistono o la sonnolenza interferisce con scuola, gioco e relazioni, è opportuno parlarne con il pediatra, senza attribuire automaticamente ogni problema al cambio dell’ora.
Rossi Lina