La malattia da Covid-19 è pericolosa anche nei più piccoli

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La malattia da Covid-19 è pericolosa anche nei più piccoli

vaccinazione covid per i bambini
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In questo periodo molte famiglie stanno sottoponendo i propri figli al vaccino contro il Covid-19. Molte, ma non tutte. Alcuni genitori sono dubbiosi preferendo lasciare spazio al destino, nella convinzione che, anche se per caso dovessero ammalarsi, l’infezione sarebbe poco seria, in questo modo i bambini avrebbero una immunizzazione naturale anziché indotta. In realtà sarebbe opportuno che anche i più giovani fossero vaccinati, in primo luogo perché potrebbero trasmettere la malattia ai soggetti fragili, come i nonni o allergici. E poi, perché non è vero che i più giovani non si ammalano in modo serio: a parere dei pediatri l’infezione può essere grave anche nei più giovani.

Vaccino non solo ad anziani e malati

Nel nostro Paese, degli oltre 4 milioni di casi di infezione da Sars-Cov-2, 638.000 ad essere stati colpiti sono stati gli under diciannove causando ventisei decessi. Il 5,5%, ovvero 131.338 casi, ha riguardato bambini fino a nove anni con undici morti; il 9,6%, cioè quattrocento seimila e quattrocento sessanta casi, la fascia tra i dieci e i diciannove anni di età con quindici decessi. A fornire i dati, estrapolati da quelli dell’Istituto Superiore di Sanità – ISS – aggiornati al 9 giugno 2021, è la Società Italiana di Pediatria – SIP. Gli esperti ribadiscono come sia necessario un intervento vaccinale globale, in tutte le età e in tutti i Paesi del mondo, senza limitarlo solo ai bambini con malattie pregresse. Su scala mondiale, questa popolazione ammonta a circa il 7% del totale dei casi, con una distribuzione per classe d’età che aumenta progressivamente dall’età neonatale a quella adolescenziale, con la metà dei casi che si verifica in minori di età compresa tra uno e quattordici anni, mentre sono rari i casi nel primo anno di vita.

Anche i bambini possono ammalarsi gravemente

Anche se la fascia pediatrica dai dodici anni in su risulta essere tra quelle meno colpite, recenti evidenze scientifiche hanno dimostrato in tale fascia di età la presenza di gravi complicanze renali o di complicanze a carico di organi interni conseguenti ad un’infezione asintomatica o con pochi sintomi, capita proprio come per gli adulti. A questo si aggiunge che il fatto che implementare un’offerta vaccinale universale aiuterà a ridurre non solo la circolazione dello stesso virus, ma soprattutto il rischio di generare varianti potenzialmente più contagiose. Inoltre, la vaccinazione globale permetterà di beneficiare di una prossima apertura dell’anno scolastico in sicurezza, visti i mesi trascorsi in Didattica a Distanza che non è detto sia definitivamente archiviata.

E bene parlarne sempre con il pediatra

Certo non è facile decidere in piena libertà e obiettività, vaccino o non vaccino per i più piccoli il bombardamento di informazioni che giungono dalla televisione, dal web e dalle chiacchiere con gli amici tutte fondate sul sentito dire. Per questo motivo, il nostro consiglio è parlarne con il pediatra che segue il bambino fin dalla nascita e conosce bene la sua storia clinica, la presenza di eventuali malattie che possono controindicare il vaccino o, al contrario, che rappresentano una ragione in più per sottoporvi il bambino. È opportuno fissare un incontro con il pediatra oppure stabilire una conversazione telefonica, che però duri a sufficienza per esporre tutti i propri dubbi e perplessità, senza nascondere al pediatra eventuali disturbi che possa aver accusato il bambino. Solo in questo modo si potrà decidere in totale libertà e sicurezza.

Sahalima Giovannini

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