
Ormai è grande, dal pediatra andiamo soltanto quando si ammala. È un pensiero comprensibile: con il passare degli anni, i controlli dei primi mesi sembrano lontani e gli appuntamenti medici si diradano. Eppure, durante l’adolescenza cambiano il corpo, le abitudini e il rapporto con gli altri. Una visita dedicata può aiutare a fare il punto sulla crescita e ad affrontare domande che difficilmente trovano spazio durante un’influenza. A richiamare l’attenzione sul tema è un approfondimento pubblicato l’8 ottobre dalla Società Italiana di Pediatria, che propone di rendere più sistematici i bilanci di salute anche nella preadolescenza e nell’adolescenza.
Sono appuntamenti programmati di prevenzione: permettono al medico di valutare l’andamento della crescita, raccogliere informazioni sulle abitudini quotidiane e individuare eventuali aspetti da approfondire. L’articolo della SIP propone almeno quattro appuntamenti, a 8, 10, 12 e 14 anni. Si tratta di una proposta, non di un calendario già applicato uniformemente in tutta Italia. Come precisa l’approfondimento, i bilanci previsti dall’Accordo Collettivo Nazionale riguardano la fascia 0–6 anni; per le età successive, modalità e numero degli appuntamenti dipendono dagli accordi regionali. La prima indicazione pratica è quindi chiedere al proprio pediatra quali controlli siano disponibili e appropriati per il figlio.
In base all’età e alla storia personale, il medico può valutare altezza, peso, andamento della crescita e sviluppo puberale, raccogliendo anche eventuali dubbi sui cambiamenti del corpo. C’è poi spazio per parlare di alimentazione, movimento e riposo, oltre che per verificare la situazione vaccinale. L’approfondimento della SIP richiama anche l’importanza della salute sessuale, della prevenzione degli incidenti e del riconoscimento precoce delle difficoltà emotive e comportamentali. Quando necessario, il pediatra può proporre una valutazione specialistica. Una visita preventiva non implica automaticamente una serie di analisi o di esami strumentali. Gli accertamenti vanno scelti dal medico sulla base della storia clinica, della visita e dei fattori di rischio individuali: non esiste un unico pacchetto adatto a tutti i ragazzi.
Come va a scuola? Riesci a dormire? C’è qualcosa che ti preoccupa? Sono domande che possono trovare posto nella visita, insieme a quelle sui sintomi fisici. Il medico può chiedere come il ragazzo si senta con i coetanei, se abbia vissuto cambiamenti importanti o se disponga di un adulto di cui fidarsi. Per i genitori è utile preparare osservazioni concrete: Da alcune settimane si addormenta molto più tardi offre un punto di partenza più chiaro di Non si comporta più come prima. Conviene descrivere cosa è cambiato, da quanto tempo e quali conseguenze si osservano, lasciando al ragazzo la possibilità di raccontare la propria esperienza.
Durante l’adolescenza può essere utile dedicare una parte del colloquio al confronto diretto tra medico e ragazzo. Anche l’American Academy of Pediatrics invita a preparare questo momento e a raccogliere le domande che l’adolescente desidera porre. Il genitore conserva un ruolo importante: può fornire la storia clinica, esprimere le proprie preoccupazioni e sostenere le indicazioni concordate. Al tempo stesso, lasciare che il figlio risponda per primo lo aiuta a partecipare alla cura della propria salute. Il medico chiarirà come viene gestita la riservatezza e quali siano i suoi limiti, soprattutto quando emergono rischi per la sicurezza. Non va promessa una segretezza assoluta.
Possiamo presentare la visita con una frase semplice: Facciamo il punto sulla tua crescita e puoi chiedere quello che vuoi sapere. Meglio evitare di usarla come minaccia dopo una discussione o come occasione per far rimproverare il figlio dal medico. Prima dell’incontro, proponiamo al ragazzo di annotare due o tre domande, anche sul telefono. Prepariamo inoltre l’elenco dei farmaci e degli eventuali integratori assunti, le informazioni sulle visite recenti e la documentazione utile. Una lista condivisa aiuta a non dimenticare gli argomenti da affrontare. Se nel frattempo compare un disturbo o una preoccupazione concreta, possiamo contattare il medico senza aspettare l’appuntamento programmato.
Una visita può diventare anche un piccolo esercizio di autonomia: descrivere un sintomo, chiedere una spiegazione, capire a cosa serve una terapia. Per favorirlo, possiamo lasciare che sia il ragazzo a iniziare il racconto, intervenendo poi per aggiungere le informazioni mancanti. Il messaggio da trasmettere è semplice: ci si può rivolgere al medico anche per capire come si sta crescendo e imparare a proteggere la propria salute.
Rosi Lina