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Squid Game la serie TV più vista al mondo

squid game

Ben conosciamo la curiosità degli adolescenti, soprattutto quando a far rumore a livello interplanetario sono immagini surreali tra colori, labirinti, salite e discese, giochi innocenti e… immagini di morte e sangue.   Purtroppo, anche se, alcuni genitori riescono a bloccare l’accesso ai loro ragazzi di età inferiore agli anni 14, è possibile vedere frame dei video su YouTube, quindi immagini disponibili  tutti, indipendentemente dall’età.

Tanta aggressività senza capirne la necessità

Il filo conduttore della serie è la violenza, un gruppo di miliardari per il proprio piacere ha attivato il gioco solo per vedere la paura sulle facce dei concorrenti nel vedere i compagni di gioco morire.  In Squid Game, come la parola ci fa immaginare, si tratta di un gioco ed alla fine ci sarà un solo vincitore, un po’ come Fortnite di qualche anno fa.  La differenza sta che il gioco per la consolle, era in animazione ed i 100 concorrenti dovevano combattere tra di loro, con qualsiasi mezzo a disposizione, fino a rimanere in vita una sola persona: il vincitore. In Squid Game i personaggi sono reali, 456 concorrenti intercettati tra persone con problemi economici e interpersonali importanti, portati su un’isola, spogliati dei loro abiti e tutti abbigliati con una tuta verde così da uniformarli, per riconoscimento solo il numero attribuito all’ingresso. Il monte premi finale aumenta ogni volta che un concorrente perde la vita, fino ad arrivare ad un importo miliardario dopo la morte di tutti i 455 partecipanti al gioco. La morte arriva cruenta per non rispettare alcune regole dei giochi proposti, chi sbaglia perde la vita per mano delle guardie, ad esempio nel gioco: Uno, due, tre … stella! Altro gioco in cui si perde la vita è passare su un ponte realizzato con del banale vetro, inevitabilmente il peso del corpo fa rompere la lastra e si precipita, oppure nel gioco tiro alla fune … chi perde precipita nel vuoto. 

Siamo nuovamente al tempo dello sdoganamento della violenza

Come già scritto a proposito del film La Scuola cattolica – l’aggressività è insita nel nostro DNA. L’aggressività appartiene alla specie umana, è un sentimento naturale, reprimerla è sbagliato, prima o poi può esplodere in qualcosa di irreparabile. Come tutti gli stati emotivi deve essere vissuta, ciò di cui si ha bisogno è solo di direzionarla in attività costruttive attraverso l’educazione fin dai primi quattro – cinque anni di vita, quindi via libera alla competitività nello sport, nello studio o nella ricerca. L’aggressività liberamente espressa è un messaggio che il bambino o l’adolescente rivolge ai genitori, agli insegnanti e alla società in cui vive e nasconde qualche problema. Per questo è bene non sottovalutare e nemmeno reprimere, ma ascoltare. Il perché oggi siamo nuovamente alle prese con la violenza libera indipendentemente se soltanto osservata, con in Squid Game o esperita, come negli ultimi episodi di violenza diffusi di recente dai notiziari, è ciò che in tanti oggi si stanno chiedendo. Sociologi, psicologi, giornalisti e persone della comunicazione cercano di individuare la ragione del perché ha  tanto successo la visione delle immagini di massacri di vite umane e di sentimenti disumani che stimolano la convinzione: la tua morte per la mia vita! Il gioco della sopravvivenza.

Alcuni suggerimenti da dispensare non solo agli adolescenti

Quando si vede un film ci si immedesima sempre in un personaggio, in genere è nel protagonista, nel caso di Squid Game i giocatori sono tutti protagonisti. Ciò che ci rende più vulnerabili nell’identificazione sono le storie tristi e disperate dei concorrenti che, consapevoli del triste destino che li attende, cercano briciole di umanità. L’identificazione con il dolore puramente gratuito stimola inevitabilmente la rabbia, portandoci a metterla in campo, anche in situazioni non appropriate. Ecco, questa possibilità è bene averla chiara, così da evitare di restarne intrappolati. Altra situazione a cui è necessario fare attenzione, riguardo a come sono gestite le immagini e le luci nei vari frame dei video: la luce alternata e veloce, può stimolare l’attivazione di una crisi epilettica, se ovviamente si soffre di questo problema neurologico. Infatti, l’intermittenza della luce ha la stessa lunghezza d’onda della lampada che si utilizza quando si esegue il tracciato Elettroencefalografico – EEG per rilevare le anomalie neurologiche.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, Psicoterapeuta cognitivista, Laurea in Psicologia Clinica

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