

I bambini affetti da autismo interpretano e comunicano i gesti in maniera diversa. Lo sostiene uno studio svolto da un team interdisciplinare e internazionale coordinato dall’Istituto Italiano di Tecnologia e composto da ricercatori dell’IRCCS Istituto Giannina Gaslini di Genova e dell’Università di Amburgo. Lo studio, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences – PNAS – ha indagato la capacità di interpretare dei piccoli affetti da autismo ed ha rivelato differenze tra lo sviluppo fisiologico nella norma e quello autistico sia a livello di scrittura che di lettura dei movimenti, come se il problema fosse dovuto a codici di lettura alterati.
Il gruppo ha studiato come l’informazione relativa all’intenzione viene codificata e come i piccoli con autismo leggono quell’informazione. Il lavoro, ha coinvolto matematici, fisici, psicologi, medici e neuroscienziati e si è svolto in due fasi. Nella prima, quella di esecuzione, i ricercatori hanno studiato come l’informazione relativa all’intenzione è scritta nel codice del movimento. Per farlo i ricercatori hanno registrato fasi del movimento abitualmente usate anche nell’ambiente cinematografico, la cosiddetta motion capture, quindi azioni eseguite da bambini con sviluppo tipico e bambini con autismo. In un secondo momento, sono stati utilizzati i video delle azioni registrate per studiare la capacità di bambini con sviluppo fisiologico nella norma e bambini con autismo, di leggere l’intenzione dal movimento. I bambini potevano vedere solo la prima parte dell’azione, veniva quindi chiesto loro di indovinare l’intenzione.
Questo modo di approcciarsi con la realtà è legato alle origini del problema. Solo 15-20% dei disturbi dello spettro autistico riguarda i cosiddetti casi sindromici o su base genetica, mentre nella maggior parte dei casi si parla di autismo idiopatico, dunque senza una causa definita o da esposizione ambientale. Le cause possono essere diverse: dalle alterazioni della processazione e integrazione sensoriale a ritardi di sviluppo di varia natura, disturbi severi della comunicazione ai fenomeni autoimmunitari. Un elemento è comune alla maggior parte dei bambini, indipendentemente se affetti da disturbi autistici o meno, nella prima e seconda infanzia: il corpo è uno strumento di conoscenza, di relazione e di comunicazione. La conoscenza è il risultato di un processo che parte dalla dimensione affettivo-corporea per approdare lentamente, attraverso passaggi obbligatori, alla dimensione psichica.
È importante dare risalto alla motivazione del bambino ad apprendere e alla naturalezza dei contesti per facilitare quei normali processi di sintonizzazione che costituiscono la base della relazionalità e quindi della comunicazione. Ed è proprio da qui che bisogna partire o ripartire nella terapia, e più in generale nell’assistenza del bambino autistico, della sua famiglia e della scuola, che costituiscono gli ambienti di vita primari. Risultati si ottengono dall’unione sinergica di due elementi: comprendere il loro odo di leggere i comportamenti e il rinforzo positivo tutte le volte che i bambini comprendono bene il comportamento l’intenzionale. Lavorando sul corpo, sulla relazione e sulla sensorialità in particolare nell’età prescolare, migliorano i livelli di attenzione e le funzioni cognitive.
Sahalima Giovannini
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