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Autismo, importante la diagnosi prima dei 30 mesi

disturbi dello spettro autistico

Genitori, insegnanti, pediatri, è necessario porre molta attenzione a non sottovalutare i piccoli segnali, apparentemente insignificanti, ma che possono fare la differenza nella diagnosi di autismo. Prima si interviene tanto più efficace sarà il recupero nei rapporti sociali, a parere degli esperti, addirittura tre volte di più. Lo sostiene uno studio condotto da ricercatori dell’Università Ben-Gurion del Negev, in Israele, e pubblicata sulla rivista Autism.

Autismo: prima la diagnosi, prima il recupero

La ricerca ha analizzato lo sviluppo dei sintomi del disturbo dello spettro autistico per un periodo di due anni in 131 bambini con diagnosi ottenuta quando avevano tra uno e cinque anni di età. I risultati hanno mostrato che tra i bambini che avevano avuto la diagnosi prima di compiere due anni e mezzo la probabilità di assistere a miglioramenti considerevoli nei sintomi sociali dell’autismo era tre volte più alta rispetto ai bambini che avevano ricevuto una diagnosi in età successive. Non sono emerse differenze significative tra l’associazione dei risultati ottenuti dai bambini all’età dei genitori alla nascita, ai livelli di istruzione dei genitori o al sesso. I ricercatori pensano che questo miglioramento possa essere collegato alla maggiore plasticità del cervello e alla flessibilità comportamentale che caratterizza le prime fase dell’infanzia. I risultati rimarcano l’importanza della diagnosi precoce e del trattamento del disturbo dello spettro autistico in contesti comunitari.

Mai sottovalutare nessun piccolo segnale  dell’autismo

Anzi secondo gli esperti sarebbe opportuno introdurre uno screening universale per il disturbo dello spettro autistico prima dei 30 mesi di età. Oggi la diagnosi di autismo viene emessa in media quando il bambino ha già compiuto i quattro anni. In questa età, infatti, i segnali sono decisamente più evidenti, hanno chiaro lo scambio comportamentale della socialità con gli altri sia della famiglia sia del gruppo della scuola materna. I piccoli pazienti autistici, invece, tendono ad avere comportamenti stereotipati e una scarsa propensione al contatto empatico con gli altri. Per i non esperti, perfino per i genitori più amorevoli e dotati di buona volontà, questi segnali possono essere insignificanti ed essere attribuiti al fatto che il bambino è ancora piccolo, oppure timido. In caso di dubbi di qualsiasi tipo, insieme con le educatrici del nido o con il pediatra, è opportuno non sottovalutare mai una timidezza eccessiva e approfondire con test specifici. Sicuramente potrà essere una preoccupazione eccessiva, ma è preferibile verificare prima, piuttosto che dover intervenire in ritardo.

Giorgia Andretti

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