Giornata della salute mentale per alleviare il disagio

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Giornata della salute mentale per alleviare il disagio

salute mentale
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In Italia, ogni anno, 1 persona su 4 soffre di un disturbo mentale e più di 850mila persone vengono assistite dai servizi specialistici del Sistema Sanitario Nazionale. In particolare, nel nostro paese, secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero della Salute, gli utenti di sesso femminile entrati in contatto con i Dipartimenti di Salute Mentale è quasi il doppio rispetto agli uomini. Dalla mia esperienza, posso confermare: è vero, ma solo perché noi donne abbiamo una prevalenza del disagio depressivo che spinge a chiedere aiuto a differenza degli uomini con una maggior presenza di diagnosi con disturbo caratteriale che non porta a riconoscere il disagio e quindi, semplicemente non chiede aiuto se non in casi in cui l’ansia diventa fattore invalidante.

Il disagio psichico, reattivo o genetico che sia, è in crescita

A livello mondiale il numero di diagnosi psichiatriche è in continua crescita e la causa principale, l’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS – la individua tra i grandi e rapidi cambiamenti demografici globali degli ultimi dieci anni. Ad oggi sono quasi 1 miliardo le persone nel mondo che convivono con un disturbo psichico, compresi bambini e adolescenti. Secondo le stime dell’OMS tra il 10% e il 20% degli individui di giovane età soffre di una problematica neuropsichiatrica. I disturbi più diffusi a livello globale sono: la depressione, il disturbo bipolare, le psicosi nelle varie forme dalla forma semplice fino alla schizofrenia e le demenze. In Italia tra gli uomini i disturbi più frequentemente diagnosticati sono il disturbo psicotico, il disturbo di personalità, il disturbo da abuso di sostanze e il ritardo mentale. Tra le donne i disturbi più ricorrenti sono: le depressioni e i disturbi d’ansia.

L’impatto economico e affettivo è tutto sulle famiglie

Questi disturbi hanno un impatto non solo sulla vita della persona che ne soffre, ma anche sull’intero nucleo famigliare. Ancora oggi, quando a non trovare più la rispondenza naturale dei neuromodulatori chimici, come la dopamina nelle psicosi e la serotonina nella depressione, elementi attivatori del disagio mentale, aleggia una sorta di paura della follia. L’intero nucleo familiare di cui fa parte il paziente si sente solo, non compreso ed emarginato, vivendo spesso una condizione di isolamento sociale. Lo stigma della follia crea una barriera che potrebbe portare a inibire e ridurre la possibilità di chiedere un supporto medico specialistico. Secondo uno studio recente, la pandemia COVID-19 e il conseguente lock-down attuato nel mondo ha avuto un importante impatto sulla salute della mente, aumentando l’insorgenza di sintomi depressivi, di ansia e di stress, specialmente tra le donne e tra coloro che già avevano una predisposizione genetica o educazionale a questi tipi di disturbi.

Parlare della salute psichica e della sua prevenzione è doveroso

La prevenzione della sanità mentale deve iniziare fin dalla gravidanza, il sistema cerebrale è in continuo sviluppo fin dal concepimento e si può considerare completato con l’adolescenza.  A contribuire al sano sviluppo sono in parte i geni iscritti nel DNA e in parte nell’epigenetica, ovvero tutto ciò che si inserisce nello sviluppo: alimentazione, educazione, fattori culturali e religiosi, eventi climatici, ecc.  Fortunatamente, le conoscenze acquisite in questi anni hanno dimostrato quanto sia importante la prevenzione per limitare e stabilizzare la patologia. In caso di un disagio emotivo  in adolescenza, questo non deve essere trascurato, è sufficiente un valido sostegno psicoterapeutico oltre che farmacologico per evitare le tragedie annunciate . Il vero problema oggi come ieri, è accettare la patologia psichiatrica, questa esiste e come tale deve essere riconosciuta e curata esattamente come qualsiasi altro disturbo fisico. Se lo psichiatra ritiene necessario un intervento anche farmacologico e di sorveglianza attiva, il tutto deve essere assunto e messo in pratica senza alcun timore. Fortunatamente la ricerca ha fatto passi da gigante in questo settore, abbiamo a disposizione molecole sempre più specializzate nel rimettere in asse lo scompenso dei neuromodulatori chimici. A fine di completare il lavoro di stabilizzazione, alla farmacoterapia deve sempre essere associato un sostegno psicoterapeutico possibilmente ad indirizzo cognitivo-comportamentale – CBT.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta CBT, laureata in psicologia clinica

CTU Psichiatra per il Tribunale penale di Roma

Resp.le  Scientifico Guidgenitori.it

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