Elena, Alessia e Lorys, vittime di genitori impazziti?  

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Elena, Alessia e Lorys, vittime di genitori impazziti?  

infanticidio

La storia millenaria dovrebbe aiutarci a comprendere meglio il perché una madre o un padre, arriva a togliere la vita al proprio bambino. Il primo tentativo di infanticidio è avvenuto con Abramo. Nel libro della Bibbia si legge: Abramo ed Isacco, suo figlio, si recarono presso il monte Moria, l’indicazione spirituale era uccidere il proprio figlio come prova dell’ubbidienza a Dio. Fortunatamente, la voce spirituale, dopo aver verificato l’ubbidienza di Abramo, lo bloccò qualche secondo prima del fatto. La Bibbia colloca l’episodio a circa due millenni fa. Altro racconto partorito dalla mente di Euripide è lo strazio di Medea, 431 a.C. Medea, donna forte e determinata, uccide i suoi figli per vendicarsi del tradimento del suo compagno. Cosa avrebbe voluto dirci Euripide: è la gelosia a determinare un infanticidio o potrebbe essere stata soltanto l’idea delirante generata dal disallineamento dei recettori neuronali della dopamina, nella mente di Medea?

I fattori alla base di un omicidio vanno ricercati nell’epigenetica

Il lavoro di Consulente Tecnico d’Ufficio per il Tribunale Penale di Roma mi porta continuamente ad analizzare e dare delle risposte ai vari Giudici o Procuratori sulla sanità mentale della persona che commette violenza fino a procurare la morte di un’altra persona. Mi è quindi capitato di verificare lo stato mentale di un figlio che ha ucciso la madre, della madre che ha ucciso sua figlia e dell’uomo che ha ucciso la propria compagna di vita e madre dei suoi figli. Perché il ruolo dell’epigenetica? La rabbia, istinto naturale  da plasmare come tutti gli stati emotivi che ci appartengono, deve essere educata al momento giusto, ovvero quando i processi cognitivi e quindi la struttura caratteriale si sta formando: i primi 36/40 mesi di vita. Gran parte delle violenze e omicidi si potrebbero evitare se fosse messa in atto una prevenzione a 360°. In primis è la famiglia di origine a dover fare il lavoro più grande attraverso l’educazione, l’alimentazione, il contesto sociale, ovvero tutto quello che rappresenta l’epigenetica. A seguire dovrà essere lo Stato attraverso la conoscenza a scuola e la sanità con degli screening psichiatrici nell’epoca adolescenziale. Da ultimo, l’importanza del sociale: coloro che condividono lo spazio e la socialità dovrebbero segnalare o semplicemente dare supporto alla persona che mostra un disagio psichico importante o semplicemente invitare a prender contatti con lo specialista psichiatra. Solo per ricordarlo: una madre o un padre per arrivare ad uccidere hanno bisogno di una loro personale – sana o patologica – giustificazione.

Martina, la mamma di Elena lasciata sola al suo disagio psichico

Girovagando tra le notizie, nulla è stato detto a proposito della famiglia di Martina, la mamma omicida di Mascalucia, Catania. I genitori di Martina sembrano inesistenti, così come il resto della famiglia, se questa è presente. Individuare il contesto vitale di ogni singola persona aiuta a comprendere lo sviluppo psichico, e come porre rimedi in caso di disagio evidente. Certo è che se i suoceri di Martina, o chiunque altro sia stato vicina a Martina si fossero fatti carico del disagio vissuto dalla ragazza, che di fatto viveva in una casa di campagna sola con la figlioletta, forse oggi la piccola Elena sarebbe ancora tra di noi.


Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta CBT, laureata in psicologia clinica

CTU- tribunale penale di Roma

Resp. Scientifico Guidgenitori.it

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