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Autismo, le ultime scoperte sulle origini

L’autismo è un disturbo neurobiologico dello sviluppo e colpisce molti bambini. Il disturbo caratterizzato da scarsa empatia con gli altri e dalla difficoltà ad instaurare relazioni sociali, è oggetto di intenso studio perché le cause che danno luogo alla comparsa di questo disturbo non sono chiare. Saperne di più permetterebbe di mettere in atto una forma di prevenzione o quanto meno di capire i segnali precoci, alfine di intervenire prima e in modo adeguato. Sulle origini dell’autismo sono stati tirati in causa vari fattori, dalle vaccinazioni all’inquinamento ambientale, ma gli studi sono ancora in corso. È però importante la scoperta di un gruppo di scienziati dell’Università della California di San Diego, pubblicata su Nature Human Behavior.

Il cervello non reagisce al maternese

Il gruppo di studio ha identificato le particolarità del cervello dei bambini con autismo. Queste caratteristiche fanno si che questi bimbi, fin dai primi mesi, non rispondano al – baby talk – o maternese, la lingua buffa e affettuosa costituita da storpiature, semplificazioni e componenti affettive, utilizzate dai genitori con i propri neonati. A determinare questa mancata riposta è una ridotta reattività della corteccia temporale superiore, la regione del cervello che elabora i suoni e il linguaggio, rispondendo di fatto più debolmente alle emozioni espresse dal genitore di quanto avvenga negli altri bambini. Lo studio, al quale hanno partecipato anche ricercatori dell’Istituto italiano di tecnologia, è giunto a questa conclusione combinando sistemi di imaging cerebrale con il monitoraggio oculare e test clinici in 71 bambini e 14 adulti. I risultati hanno indotto gli esperti a ritenere che la bassa capacità dei bambini con disturbo dello spettro autistico di prestare attenzione agli stimoli del linguaggio materno, comprometta lo sviluppo dei sistemi neurali corticali temporali innati, che normalmente rispondono automaticamente alla comunicazione emotiva dei genitori.

La possibilità che il disturbo autistico migliori

Nel corso dello studio è stato però osservato che un sottogruppo di bambini con disturbo dello spettro autistico mostrava una alta attivazione cerebrale e una buona attenzione al linguaggio materno. Per i ricercatori questo è incoraggiante per due motivi: in primo luogo perché suggerisce che alcuni bambini con autismo possono ottenere buoni risultati. In secondo luogo perché le osservazioni degli esperti possono aprire la strada a nuovi trattamenti. In attesa di maggiori certezze, gli esperti auspicano che il disturbo venga diagnosticato il più presto possibile: quanto prima si individua tanto maggiori saranno le possibilità d recupero. È vero che ricevere una diagnosi di autismo del proprio bambino è uno shock, ma preferibile un falso allarme piuttosto che avere una diagnosi ritardata. Per questa ragione è bene parlare con il pediatra del piccolo se, all’età di 24 mesi, il bambino mostra una scarsa mimica facciale come il sorriso spontaneo, evita lo sguardo o non tende le braccia all’adulto per essere sollevato, tutte attività della socializzazione.  

Giorgia Andretti

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