

Gli studi sulla cannabis procedono di pari passo con le conoscenze sempre più approfondite sulla sostanza al centro di molti dibattiti. La sua efficacia, all’interno di farmaci per trattare molte malattie, sembra non essere più messa in dubbio, ma esiste anche il problema del consumo personale, da parte dei giovanissimi ma non solo. Sussiste, infatti, molta confusione in merito: l’essere inserita tra i farmaci ed essere dichiarata sostanza non pericolosa dall’ONU ha indotto molti a credere che lo spinello fumato dagli adolescenti non sia pericoloso, ma anzi benefico.
L’esclusione dalla lista delle sostanze nocive è stata decisa per favorire l’impiego in campo medico, infatti, in alcune patologie e nelle dosi adeguate, può rendere la vita meno sofferente. I pazienti con sclerosi multipla possono trarre beneficio dall’impiego di farmaci contenenti il THC terapeutico: persone con difficoltà a dormire e a deambulare hanno potuto recuperare un minimo di autosufficienza e riposare qualche ora per notte. Lo stesso vale per i pazienti con forme gravissime di epilessia, le crisi comiziali possono ridurci a seguito del trattamento con il dosaggio appropriato. La cannabis a dosaggio personalizzato per la cura aiuta ad alleviare la nausea nelle persone che si sottopongono a chemioterapia, migliora anche la sintomatologia nei pazienti che soffrono della sindrome neurologica di Gilles de la Tourette. Diversa è la questione della legalizzazione: divide il mondo politico senza tener conto dei vantaggi si nelle patologie specifiche, ma anche risvolti pericolosi, soprattutto in chi ha perso la percezione che comunque il THC ha effetti sfavorevoli sul sistema nervoso.
Un aspetto importante riguarda la questione della sicurezza alla guida. La cannabis, anche se non ai livelli dell’alcol o della cocaina, può interferire con la concentrazione ed i riflessi, mettendo a rischio la propria sicurezza e quella di persone innocenti. Una recente ricerca condotta dall’Università di Sidney in Australia ha rivelato per la prima volta quanto a lungo è compromessa la capacità di guida dell’auto di chi fa uso di cannabis e dopo quanto tempo si può tornare in sicurezza al volante. Gli esperti hanno accertato che tale periodo va da tre a dieci ore dopo aver assunto dosi da moderate ad alte del componente della cannabis, il Tetraidrocannabinolo – THC. La ricerca ha analizzato ottanta studi scientifici sull’effetto del THC sulla capacità di guida, condotti negli ultimi venti anni. Il livello di compromissione dipende dalla dose, dalla frequenza e dall’uso più o meno lontano dai pasti. In particolare, l‘effetto sugli assuntori regolari è minore di chi usa la cannabis occasionalmente.
I risultati indicano che la compromissione di soglia di attenzione e prontezza di riflessi può durare fino a dieci ore se il consumo è elevato. La durata media dell’effetto è di quattro ore se il consumo è blando o se vaporizzato. I risultati dello studio, secondo i ricercatori e i sostenitori della liberalizzazione della cannabis, rilevano l’opportunità di modifica delle leggi riguardanti la guida sotto l’effetto di droghe. Il THC può essere individuato nell’organismo per settimane dopo il consumo con la conseguenza che gli automobilisti controllati sono passibili di multe e di ritiro della patente, pur non essendo più sotto l’effetto della droga.
Lina Rossi
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