

Marijuana, Cannabis Sativa come la chiamano gli esperti o Maria come viene chiamata in gergo, comunque si voglia chiamarla, si tratta di una droga i cui effetti nocivi sono ben noti e, nonostante questo, viene consumata sempre più spesso. Negli Stati Uniti 12 persone su 100, a partire dai 12 anni, hanno usato marijuana negli ultimi dodici mesi. La marijuana si usa fumando le foglie, a volte anche fiori e semi, sotto forma di sigaretta, nella pipa, nella pipa ad acqua, come – blunt – avvolta in una foglia di tabacco da sigaro. Anche l’hashish viene estratto dalla marijuana, si fuma con senza tabacco aggiunto, oppure può essere ingerito. Qualcuno ne beve l’infuso, preparandone una specie di tè tossico.
I danni accertati della marijuana
L’uso abituale di marijuana negli adolescenti provoca conseguenze dimostrate:
1. riduzione della memoria a breve termine, difficoltà nell’apprendimento e nella memoria a lungo termine e alterazione della capacità di giudizio;
2. disturbi del coordinamento motorio e riduzione della capacità di reazione, soprattutto durante la guida con conseguente aumento del rischio di incidenti;
3. aumento delle malattie sessualmente trasmesse, la capacità di giudizio compromessa fa mettere in atto comportamenti imprevidenti come non usare il profilattico nei rapporti;
4. aumento dei disturbi psichici
5. la dipendenza colpisce 9 ragazzi su 100 e di questi 1 su 5 hanno iniziato ad usarla in adolescenza
6. alta probabilità di interruzione degli studi
Adolescenti, una categoria a rischio
L’ingrediente rischioso della marijuana è il tetraidrocannabinolo – THC, sostanza attiva nello sviluppo delle connessioni nervose fra i neuroni. Negli esseri umani che consumano abitualmente THC è stata dimostrata una riduzione del numero delle fibre di connessione fra i neuroni in alcune zone del cervello sede di funzioni particolarmente sofisticate come l’autocoscienza di sé, la capacità di apprendere e ricordare, il controllo dei freni inibitori e l’acquisizione di abitudini. Il THC funziona accendendo un recettore chiamato CB1 presente in diverse parti del cervello, sia nella corteccia sia nella parte sottocorticale: dopo quattro settimane di astinenza i recettori localizzati nella corteccia tornano a funzionare regolarmente mentre quelli nella zona sottocorticale restano costanti: questo spiegherebbe dal punto di vista biochimico la dipendenza. Tutti questi danni sono particolarmente evidenti quando l’uso della droga inizia in adolescenza: è stata confermata la perdita del quoziente intellettivo associata alla giovane età rispetto a coloro che invece hanno iniziato più tardi. Gli adolescenti sono particolarmente vulnerabili agli effetti a lungo termine di questa droga, probabilmente perché il cervello continua a svilupparsi dalla nascita fino ai 21 anni: molti di loro passano a sostanze sempre più pesanti, il rischio è ancora più alto se l’intero processo dipendente avviene entro due anni dalla prima volta.
Legalizzazione si, legalizzazione no
Nel 2013 una indagine sugli studenti dell’ultimo anno della scuola superiore ha evidenziato che 6 studenti su 100 consumano marijuana tutti i giorni. Questi numeri potrebbero peccare per difetto, perché molti studenti consumatori abituali di droga abbandonano la scuola prima di arrivare a concludere le superiori. La droga ha un effetto immediato sulla capacità di apprendere manifestandosi non solo nel giorno in cui viene consumata ma anche nei giorni successivi. L’effetto si accumula con l’abitudine al consumo riducendo le capacità cognitive in modo misurabile e durevole, soprattutto in coloro il cui uso è iniziato in adolescenza. Gli insuccessi scolastici causati dall’uso anche occasionale di sostanze possono incidere negativamente sui risultati necessari per accedere a un grado di istruzione superiore, aggravando il senso di frustrazione e aumentando la probabilità di rinuncia ad ottenere risultati migliori. Oggi la marijuana è facilmente reperibile e costa poco, non fa paura, ed è considerata quasi con simpatia: è accessibile anche a persone fragili, le più esposte a diventare dipendenti. È in aumento il numero dei Paesi che si avvia sulla strada della legalizzazione della vendita di marijuana: più la droga è diffusa, meno sembra pericolosa. Il rischio però è che una maggiore diffusione, se legalizzata, ne possa ulteriormente aumentare il consumo.
Giorgia Andretti
Consulenza della dottoressa Lidia Rota Vender
Presidente di ALT – Associazione Italiana Lotta Trombosi