Covid giovani, segni ricorrenti: dermatologia, olfatto e gusto

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Covid giovani, segni ricorrenti: dermatologia, olfatto e gusto

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Le persone più giovani con Covid-19 hanno maggiori possibilità di perdere il senso del gusto e dell’odorato rispetto a quelle più anziane. La notizia dev’essere considerata come un nuovo campanello di allarme, è infatti probabile che compaiano questi segni al posto dei sintomi più significativi come tosse e febbre. La conferma, dopo i risultati di uno studio italiano, del Fatebenefratelli-Sacco di Milano pubblicato su Clinical Infectious Diseases, arriva anche da uno studio irlandese pubblicato su un’altra rivista: Infection Prevention in Practice.

Lo studio irlandese

I ricercatori del St. James’s Hospital di Dublino hanno esaminato quarantasei soggetti a cui è stato chiesto di valutare i cambiamenti nell’odorato, noti come anosmia, e nel gusto, ageusia. Circa la metà dei partecipanti ha sperimentato una disfunzione dell’olfatto e del gusto. Mentre le persone anziane sono risultate in generale più vulnerabili ad altri sintomi, i più giovani avevano maggiori probabilità di sperimentare l’anosmia e l’ageusia. Tredici pazienti hanno riportato una completa perdita di senso dell’olfatto, otto hanno riferito di una completa perdita del gusto e sette una perdita totale di entrambi. L’età media dei pazienti con qualsiasi grado di disturbo olfattivo era significativamente inferiore rispetto a quelli senza questi sintomi. Per il disturbo olfattivo era di trenta anni e cinque mesi, rispetto a una media di quarantuno anni, per quello gustativo trentaquattro anni rispetto a quaranta.

I segnali dermatologici, studio del King’s College

Anche la pelle può mostrare i segni del coronavirus, per questo i medici raccomandano di tenere d’occhio la comparsa sulla pelle di puntini rossi, bolle o eruzioni cutanee, perché potrebbero essere un sintomo di coronavirus. Lo hanno scoperto i ricercatori del King’s College di Londra in uno studio, sono stati attinti i dati di tre centotrentasei mila utenti inglesi registrati sull’app COVID Symptom Study. I ricercatori hanno così scoperto che l’8,8% delle persone risultate positive al coronavirus avevano riportato eruzioni cutanee, contro il 5,4% di coloro che erano risultati negativi. Gli esperti hanno anche condotto un sondaggio separato che ha raccolto le immagini e le informazioni di quasi dodicimila pazienti sospetti o con diagnosi di Covid-19 ed eruzioni cutanee. Circa il 17% degli intervistati positivi al coronavirus ha riportato l’eruzione cutanea come primo sintomo della malattia e per una persona su cinque l’eruzione cutanea è stata l’unico sintomo.

Tre tipi di eruzioni cutanee

Si è scoperto che spesso compare un’eruzione simile all’orticaria, con comparsa di protuberanze sulla pelle molto pruriginose. In genere il fastidio inizia con un intenso prurito dei palmi o delle piante dei piedi e possono causare edemi delle palpebre e delle labbra. Inoltre, possono comparire lesioni simili alla varicella: piccoli puntini rossi localizzati più spesso su gomiti, ginocchia, dorso di mani e piedi.  Infine, possono comparire segnali simili ai geloni, con bolle rossastre o violacee sulle dita di mani o piedi che possono causare dolore ma non prurito. Tutti i sintomi segnalati sono più frequenti tra i giovani.

Lina Rossi

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