I primi mille giorni di vita sono essenziali

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I primi mille giorni di vita sono essenziali

primi mille giorni

I primi mille giorni di vita sono fondamentali per la vita di un individuo, dal punto di vista fisico, cognitivo e affettivo. Entro i tre anni ci si distacca dall’alimentazione a base di solo latte per arrivare alla dieta dell’età adulta con tutti i nutrienti necessari alla crescita. Anche se il linguaggio non è completato, si apprendono le basi grammaticali di una o più lingue, è infatti possibile apprendere fino a tre codici linguistici diversi.  Nei primi tre anni si è più ricettivi agli stimoli cognitivi, la loro carenza potrebbe impoverire l’apprendimento. Ed è sempre nei primi anni di vita che si gettano le basi per l’educazione affettiva, attraverso il rapporto con i genitori: contatto fisico, parole e tante coccole.

Il ruolo del pediatra

Nella fase in cui si pongono le basi per l’intera esistenza, il pediatra non è più solo il medico dell’infanzia, ma il medico dell’intera vita. Si ispira a questo concetto di – In puero homo – la giornata dedicata ai professionisti della salute di bambini e adolescenti. Si è celebrata per la prima volta lo scorso 25 maggio, giorno di apertura dei lavori del settantaseiesimo congresso della SIP – Società Italiana di Pediatria. Investire nell’età evolutiva, ha sottolineato il presidente della Sip uscente Alberto Villani è di fondamentale importanza. L’epigenetica, infatti, ha mostrato che si può modulare il patrimonio genetico dell’individuo, ovvero agire sul bambino soprattutto nei primi mille giorni di vita, ovvero, durante i mesi della gravidanza e nei primi due anni dalla nascita, significa agire sull’uomo e sul futuro, è un investimento sulle cure del futuro. Per questo motivo il pediatra è il medico per l’intera vita e le generazioni successive.

Dalla SIP: il pediatra per contrastare i problemi educazionali

La pandemia è stata un’occasione storica perché ha smascherato una serie di problemi alcuni già presenti dapprima tra cui: l’abbandono della scuola, la cronica carenza di sonno dei giovanissimi e l’eccessiva sedentarietà. Per contrastare questi problemi, i pediatri propongono con forza l’educazione sanitaria nelle scuole ma anche la scuola a tempo pieno, per combattere la solitudine di molti figli unici. I pediatri propongono inoltre una refezione scolastica didattica, in cui bambini possano apprendere cosa mangiano e come prepararlo. Secondo l’epigenetica, infatti, il DNA viene influenzato per tutto il resto della vita dalle abitudini dei primi anni. È quindi essenziale abituare i bambini a una dieta sana, ricca di frutta e ortaggi, pesce, latticini.  A dire il vero la nostra Zia Vittoria sono ormai anni che quotidianamente elargisce menù adatti a tutta la famiglia spiegando bene, non solo il valore dei nutrienti, ma anche il rispetto del pH per la buona salute. Senza contare l’importanza della attività fisica, intesa non solo come sport praticato in palestra o in piscina, ma come l’abitudine a far muovere il corpo in modo spontaneo, con il gioco libero, la corsa, la camminata quotidiana e le scale a piedi. In questo tipo di educazione il ruolo del pediatra è essenziale, fino almeno ai quattordici anni e, se necessario, anche più avanti.

Giorgia Andretti


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