

Se una donna sta assumendo contraccettivi ormonali per non incorrere in una gravidanza e ha realmente la necessità di seguire una cura antibiotica per una bronchite o altro, dovrebbe parlarne anche con il ginecologo. Potrebbe infatti, essere necessario associare anche un contraccettivo di barriera, come il preservativo oppure il diaframma, per qualche settimana. Uno studio recente ha messo in evidenza il fatto che gli antibiotici, soprattutto quelli ad ampio spettro, potrebbero ridurre l’effetto dei contraccettivi orali ed esporre al rischio di gravidanze indesiderate.
Il sospetto che gli antibiotici potessero compromettere l’efficacia della pillola esiste fin dagli anni ‘70, ma non c’erano dati su grossa scala per chiarire questo dubbio di interazione farmacologica. Gli esperti della University of Birmingham hanno confrontato la frequenza di gravidanze indesiderate in donne che usavano la pillola e che avevano assunto un ciclo di terapia antibiotica la frequenza di gravidanze indesiderate tra donne che avevano assunto altri farmaci oltre alla pillola contraccettiva. Sono state segnalate sei gravidanze indesiderate nei cartellini gialli per altri tipi di farmaci, equivalenti a nove casi su centomila individui, contro quarantasei gravidanze indesiderate nei report sugli effetti indesiderati sospetti degli antibiotici, pari a sessantadue casi su centomila.
In generale le donne dovrebbero ridurre il consumo dei farmaci antibiotici, che sembra essere superiore addirittura del 27% rispetto ai maschi, soprattutto nella fascia trentacinque – cinquantaquattro anni. Il problema è che la donna rischia più effetti secondari rispetto agli uomini. L’organismo femminile è biologicamente predisposto a effetti collaterali da farmaci in misura maggiore rispetto all’uomo. Ad esempio, un ciclo di antibiotici finalizzato a curare una bronchite, in ben 1/3 delle donne può scatenare una forma di Candida, la proliferazione di un fungo normalmente innocuo, responsabile di dolore, bruciore intimo e perdite bianche che non di rado peggiora in un disturbo più serio, come vaginite o un problema vestibolare.
Anche durante il puerperio è essenziale essere prudenti nell’assunzione di antibiotici. Una cistite, un’otite o la necessità di un’estrazione dentaria sono circostanze abbastanza comuni anche nella donna che allatta al seno e che richiedono antibiotici. I principi attivi possono passare al bambino attraverso il latte e causare alterazione della flora batterica, provocando nel neonato candidosi e diarrea. Anche in allattamento è quindi essenziale leggere con attenzione il foglietto illustrativo e comunque parlare con il pediatra del proprio bambino per scegliere il farmaco più efficace per la mamma e al tempo stesso più sicuro per il bebè.
Lina Rossi