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Dopo di Noi – la legge per i figli disabili

Quattro anni fa, il 25 giugno 2016, è entrata in vigore la legge – Dopo di noi – per favorire benessere, inclusione sociale e autonomia dei disabili. Purtroppo è ancora poco conosciuta

Dopo di noi – compie oggi quattro anni, la legge creata con l’obiettivo di garantire autonomia, benessere e inclusione sociale per le persone affette da serie disabilità, dopo la morte dei genitori. La legge prevede anche significativi sgravi fiscali, grazie a un apposito fondo pubblico di assistenza. Gli sgravi fiscali hanno l’obiettivo di far stipulare polizze di assicurazione, individuare amministratori di sostegno nel caso le persone disabili non siano in grado di auto-tutelarsi, di godere di agevolazioni fiscali e altro ancora.

I requisiti per ottenere le agevolazioni

Per ottenere le agevolazioni e le esenzioni fiscali, è necessario dimostrare con atto pubblico notarile che siano rispettati alcuni requisiti. È necessario dimostrare che le persone con disabilità grave devono essere le esclusive beneficiarie e deve essere ben chiaro il ruolo di tutti i soggetti coinvolti. I bisogni delle persone con disabilità vanno descritti con chiarezza e devono essere indicate le attività assistenziali necessarie a garantire la cura e la soddisfazione dei bisogni stessi. Vanno individuati gli obblighi dell’amministratore, del fiduciario e del gestore, con riguardo al progetto di vita e agli obiettivi di benessere che lo stesso deve promuovere in favore delle persone disabili, adottando ogni misura idonea a salvaguardarne i diritti. La disabilità secondo la definizione che viene data dalla legge 104 del 1992, deve essere accertata dalle apposite commissioni mediche presso le Unità Sanitarie Locali.

Dopo di noi – Una legge usata poco e male

Sembra essere quindi una legge davvero utile e ben fatta. Peccato che dopo quattro anni sia ancora poco utilizzata. Su oltre centoventimila persone che ne avrebbero diritto, sono seimila quelli che hanno ottenuto le misure messe in atto e monitorate, inoltre, il provvedimento è utilizzato solo in dodici Regioni. Sono trecentottanta le soluzioni abitative tra abitazioni di origine, messe a disposizione da parte della famiglia, per esperienze di convivenza assistita, soluzioni di co-housing e gruppi-appartamento che riproducono le condizioni abitative familiari. È anche molto eterogenea la distribuzione degli alloggi stessi: la maggior parte si trova concentrata tra Toscana, Lombardia e Veneto, quindi soprattutto al centro-nord. Anche le agevolazioni fiscali previste dalla legge non sono facilmente accessibili. Infatti i benefici della legge devono iniziare quando i genitori sono ancora in vita, richiedendo al Comune di residenza un progetto individuale su misura, secondo la legge n.328/2000, che va richiesto al Comune di residenza, redatto da un’equipe multidisciplinare che individua i vari supporti e sostegni necessari.

In caso di progetti già esistenti

Se la persona con disabilità ha già un progetto individuale di vita, deve chiedere di integrarlo con le misure previste dalla legge sul – Dopo di noi – Poi ci sono gli interventi finanziabili, che comprendono percorsi per rafforzare la capacità di gestione delle attività quotidiane e le capacità relazionali, necessarie per vivere con altri coinquilini in un contesto meno protetto di quello familiare. Sono inoltre previsti interventi di accompagnamento per l’uscita dal nucleo familiare di origine o da un Istituto. Sono compresi programmi volti a favorire percorsi di supporto perché i disabili vivano in appartamento con piccoli gruppi, approfittando delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, per impedire l’isolamento delle persone con disabilità grave. Si pensa anche a soluzioni alloggiative innovative di tipo familiare e di co-housing, che possono comprendere il pagamento degli oneri di acquisto, di locazione, di ristrutturazione per rendere più accessibile i servizi.

L’importanza di attivarsi per tempo

Per ottenere il contributo economico bisogna aderire a uno dei progetti attivati dalle Regioni seguendo le procedure per l’accesso, purtroppo, le famiglie dei disabili ricevono informazioni vaghe e contrastanti, con bandi e avvisi pubblici che in alcuni casi sono forniti dalle Regioni, in altri dai Comuni. Le procedure burocratiche sono lente e complesse e rallentano l’iter per accedere al finanziamento degli interventi che restano non utilizzati. Sarebbe opportuno poter disporre di linee guida nazionali, per rendere omogeneo l’accesso ai fondi e la possibilità di poter ottenere in modo più semplice i fondi stessi.

Sahalima Giovannini

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