Pesach e Ramadan, le grandi ricorrenze di primavera

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Pesach e Ramadan, le grandi ricorrenze di primavera

Per i cattolici la Pasqua è scandita da riti ben precisi coinvolgendo adulti e bambini, naturalmente se sono osservanti: la messa ogni giorno a partire dal Giovedì santo, la Via Crucis in ricordo del percorso di Gesù con la croce sulle spalle e poi la crocifissione. A seguire il sabato di attesa e di veglia e quindi la gioia della Resurrezione celebrata con i dolci tipici come la colomba e l’uovo di cioccolato, simboli di rinascita. Se però guardiamo un po’ più al di là delle solite tradizioni, scopriamo  le due altre grandi religioni monoteiste: l’Ebraismo e l’Islam, in questo periodo celebrano rispettivamente  la Pesach e il  Ramadan, due importanti momenti ricchi di tradizioni, simboli, cultura e … cibo.

Pesach, la festa dell’Esodo dall’Egitto

Pesach è la Pasqua ebraica, esattamente quella che secondo i Vangeli si festeggiava all’epoca della crocifissione di Cristo. Ecco perché ogni anno la Pasqua cristiana e la Pesach ebraica coincidono come date: quest’anno, Pesach è iniziata la sera del 27 per terminare il 4 aprile. Pesach è la commemorazione dell’Esodo, l’uscita dall’Egitto degli Ebrei che per centinaia di anni erano stati schiavi e costretti a lavorare per gli Egiziani, costruendo i loro monumenti, senza libertà, tra mille sofferenze. Pesach significa – oltrepassare – perché ci si ricorda che l’angelo della morte uccise tutti i primogeniti d’Egitto passando oltre le abitazioni del popolo ebraico, risparmiando i loro bambini. Raccontiamo ai nostri piccoli questa grande storia della Bibbia: fu Mosè a condurli fuori dall’Egitto che, con l’aiuto di Dio, divise il Mar Rosso per permettere la fuga della popolazione ebraica verso la penisola del Sinai.  La sera dal 27 al 4 aprile di accendono le candele rituali, si mangiano i cibi tipici: pane non lievitato, la carne di agnello, proprio come nella notte prima dell’esodo e le uova bollite, simbolo dell’eternità della vita insieme alle erbe amare, nel ricordo di quanto fosse amara la schiavitù in Egitto. In questi giorni è vietato lavorare, usare l’auto, scrivere, accendere o spegnere oggetti elettronici, ma si può cucinare usando una fiamma accesa prima dell’inizio della festa.

Ramadan, i digiuno rituale dei Musulmani

Ramadan è il nome del nono mese dell’anno nel calendario musulmano. Secondo la tradizione islamica, in questo periodo Maometto ricevette la rivelazione del Corano, la guida per gli uomini verso la salvezza. Come la Pasqua cristiana e il Pesach ebraico, anche Ramadan non è fisso: quest’anno si svolgerà dal la sera del 13 aprile fino al 12 maggio. Ramadan è il mese sacro per i Musulmani, ed è dedicato alla preghiere e alla disciplina per raggiungere la purezza dell’anima. Per questa ragione tutti i Musulmani adulti dalle prime luci dell’alba fino al tramonto non possono mangiare, bere, fumare e avere rapporti sessuali.  Da quest’obbligo sono esonerati i minorenni, gli anziani, i malati, le donne con mestruazioni o in gravidanza e allattamento. Al tramonto un dattero o un bicchiere d’acqua interrompono il digiuno, a questo punto segue l’iftar, il pasto della sera. Il digiuno è uno dei cinque doveri dei Musulmani, gli altri sono il kalima –  la professione della fede, salat – la recita quotidiana delle cinque preghiere, zakat  – l’elargizione delle elemosine. Inoltre, almeno una volta nella vita, il buon musulmano dovrebbe compiere il pellegrinaggio a La Mecca, per visitare la Kaaba che custodisce la sacra Pietra Nera che Maometto ebbe da Allah. Durante il Ramadan i cibi tipici si possono mangiare soltanto tra il tramonto e l’alba e la famiglia si ritrova davanti a cous-cous, katai i dolci con ripieno di cocco, nocciole tritate e zucchero. Si bevono succhi di frutta e bevande alla liquerizia e, in epoca non Covid, si invitano parenti e vicini di casa a condividere il cibo e a pregare insieme.

Sahalima Giovannini

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