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La famiglia che resiste

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Il rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese: “Ruolo cruciale nel vuoto delle istituzioni”

Ha paura per il futuro dei più giovani, si sente abbandonata dalle istituzioni nel momento del bisogno, fatica nella gestione economica quotidiana, ma “resiste”. In Italia la famiglia continua ad avere un ruolo cruciale e resta la principale rete di tutela dei suoi membri. Lo afferma il Censis commentando i dati del 37° Rapporto sulla situazione sociale del Paese.

Il ruolo sociale della famiglia.
Riguardo al clima di incertezza e paura del futuro che pesa sulle famiglie che hanno figli, si è riscontrato che circa il 75% dei genitori ritiene che nel futuro aumenteranno i rischi cui saranno sottoposti i figli. Non solo, le famiglie si sentono troppo sole rispetto allo svolgimento di tutti i compiti di cura e sostegno familiare e riaffermano l’importanza del ruolo sociale delle politiche pubbliche in questo campo (per il 65% degli intervistati la famiglia è troppo sola nei momenti di bisogno e, soprattutto, non riceve supporto adeguato dagli altri soggetti, a cominciare da quelli pubblici). “In questo contesto – precisa il Censis – emerge ancora una volta il ruolo cruciale della famiglia, che rappresenta la principale rete di tutela per i suoi membri, cui si aggiunge l’importanza delle “reti relazionali che producono assistenza e reciprocità”. L’80,3% degli italiani ha dedicato tempo a persone che si sentivano demotivate o depresse, il 68,6% ha aiutato persone in difficoltà, il 60,3% ha aiutato nelle faccende domestiche una persona con cui non convive, il 59,2% ha versato soldi ad associazioni di volontariato, il 26,6% ha svolto attività di volontariato, il 20,8% ha partecipato a progetti di adozione a distanza.

La famiglia come agenzia di collocamento
Ma la famiglia non riveste un ruolo cruciale solo sul fronte dell’assistenza “sociale”, anche sul mercato del lavoro il suo protagonismo si rivela decisivo. Ad oggi la famiglia, spiega il Censis, sembra essersi ormai accreditata come il principale, se non l’unico, investitore del mercato del lavoro: è la famiglia infatti che investe dall’infanzia all’età matura sulla formazione dei propri figli; è sempre lei a cercare e garantire sbocchi professionali che sembrano sempre più rari; è lei che continua a sostenere, economicamente, ma non solo, i propri figli in età matura”. Secondo l’indagine ISSP-Censis del 2003, la famiglia resta ancora, assieme alla rete amicale ad essa collegata, il principale canale di entrata nel mercato del lavoro in Italia: ben il 29,7% degli italiani dichiarano infatti di aver trovato un’occupazione grazie alla famiglia, tramite un parente stretto (il 19,3%) o lontano (il 10,4%). In questo contesto, lo stesso ruolo genitoriale tende sempre più rispetto al passato a protrarsi ben oltre i suoi tempi fisiologici, per diventare un ruolo a tempo indeterminato. Con il risultato che cresce, anno dopo anno, il numero di giovani che prolunga la propria permanenza in famiglia ben oltre i tempi dovuti. Dal 1993, la quota dei giovani (18-34 anni) celibi o nubili che vivono in famiglia è infatti cresciuta ulteriormente, passando dal 55,5% al 60,1% (dato al 2001).

Pochi soldi, troppi debiti
Per quel che riguarda la gestione delle risorse economiche, il Censis rivela che le famiglie italiane con minori capacità economiche non rinunciano al consumo ma si indebitano. Nel 2002 il volume del credito al consumo è cresciuto quasi del 6% e nella prima metà del 2003 del 19%. I prestiti sono richiesti per l’acquisto di elettrodomestici, autovetture e motocicli. L’acquisto della casa resta l’investimento principale di una famiglia. Solo nei primi cinque mesi del 2003 il Censis stima che le famiglie acquirenti di immobili siano aumentate del 31% rispetto all’anno precedente, mentre la stabilizzazione nei mesi successivi porterà a fine d’anno al valore record di un miliardo e 100 mila alloggi compravenduti.

In Rete:
Il Rapporto del Censis sulla situazione sociale dell’Italia

 

Matteo De Matteis

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