I social fanno male ai ragazzini… e non solo

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I social fanno male ai ragazzini… e non solo

social media dannosi

Sono giorni neri per i social di Mark Zuckerberg, in particolare per FaceBook e Instagram. Una ex dipendente ha dichiarato che, in nome del profitto, le due piattaforme non hanno saputo tutelare i loro utenti. Molto più semplicemente, i social bene non fanno, a nessuna età. È noto che promuovono la sedentarietà, i rapporti artificiali e distolgono da occupazioni molto più sane. Non solo: i social favoriscono ansia, depressione e disturbi dell’umore di vario tipo. Per questa ragione sarebbero necessarie più regole e controlli, oltre a una limitazione per non arrivare all’abuso.

Social: i danni sui giovanissimi

Soprattutto sono le ragazze a nutrire sentimenti negativi nei confronti del proprio corpo, a causa delle immagini perfette, anche se spesso costruite, con filtri e quindi non vere,  di influencer famose o anche di coetanee. I social comunque diffondono un’immagine di un corpo ideale, dove non c’è spazio per i piccoli difetti e le imperfezioni che caratterizzano chiunque e che anzi li ingrandiscono a dismisura. E in adolescenza, dove da sempre viene data importanza all’apparire,  le conseguenze possono essere disastrose, inducendo disturbi dell’alimentazione, insicurezza e infelicità. Secondo un’indagine svolta dal Wall Street Journal, un terzo delle adolescenti afferma che quando si sente male con il proprio corpo, Instagram le fa sentire peggio e che sono proprio gli adolescenti ad attribuire a Instagram la responsabilità per gli aumenti del tasso di ansia e depressione. Si tratta di una constatazione che arriva dai giovanissimi, dal loro vissuto, non dagli adulti.

Altri danni sui ragazzini

Ci sono altri dati che dimostrano come trascorrere tre ore al giorno sui social, come fa la maggior parte dei giovanissimi, favorisce ansia, depressione, solitudine, mancanza di avere rapporti sociali veri. Lo hanno scoperto i ricercatori della Johns Hopkins University, a Baltimora nel Maryland, in uno studio, pubblicato su JAMA Psychiatry, che ha coinvolto circa seimila e seicento ragazzi americani tra i dodici e i quindici anni. A loro poi è stato chiesto se avessero un account sui social e quanto tempo vi trascorrevano nell’arco della giornata. Gli adolescenti che trascorrevano più di tre ore al giorno avevano maggiori probabilità di riferire problemi di interiorizzazione come il sentirsi ansiosi, depressi o soli ed erano più portati ad aggressività, bullismo e comportamenti anti-sociali. Secondo gli autori, è essenziale stabilire limiti sull’uso quotidiano dei social media, aumentare l’alfabetizzazione mediatica e riprogettare le piattaforme dei social media a favore di giovanissimi.

Social… e i genitori?

Il ruolo della famiglia è essenziale nel regolare l’accesso dei bambini ai social: secondo alcuni esperti, lasciare uno smartphone in mano a un ragazzino è come abbandonarlo in un labirinto fitto di pericoli e pretendere che ne esca da solo. I rischi sono soprattutto due. Il primo è che sui social i bambini intrattengono relazioni sociali che i genitori non possono gestire perché ne restano esclusi e questo li espone alla possibilità di incorrere in malintenzionati. Inoltre, i ragazzini al di sotto dei quindici anni non sanno gestire l’impatto emotivo che comporta il continuo confronto con gli altri. La smania di essere approvati, di piacere, induce ansia e insicurezza. È opportuno quindi non concedere lo smartphone all’epoca delle elementari e, anche alle medie, è bene cercare di tirare avanti il più possibile. Non va assecondata la richiesta di aprire un profilo social, mentendo sull’età che deve essere di almeno quattordici  anni. Infine, è fondamentale proporre ai bambini alternative: passeggiate, sport, spettacoli al cinema e teatro… adesso che la vita riprende piano piano dopo il Covid, è nuovamente possibile godere questi momenti.

Giorgia Andretti


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