

Lo zafferano è una delle spezie più preziose e conosciute al mondo. Ottenuto dagli stimmi essiccati del Crocus sativus, viene utilizzato da secoli per insaporire e colorare numerose preparazioni, dal risotto ai piatti della tradizione mediterranea e mediorientale. Negli ultimi anni, però, l’interesse della ricerca si è concentrato anche sui suoi possibili effetti sul sistema nervoso e sul benessere psicologico. Lo zafferano contiene diverse sostanze biologicamente attive, tra cui crocina, crocetina e safranale. Questi composti possiedono proprietà antiossidanti e sembrano intervenire su alcuni meccanismi coinvolti nella regolazione dell’umore, del sonno e delle funzioni cognitive. La maggior parte degli studi disponibili riguarda gli adulti, ma alcune ricerche preliminari sono state condotte anche su bambini e adolescenti.
Uno studio randomizzato e controllato ha coinvolto 80 ragazzi di età compresa tra 12 e 16 anni, con sintomi ansiosi o depressivi di intensità lieve o moderata. Per otto settimane una parte dei partecipanti ha assunto un estratto standardizzato di zafferano, mentre gli altri hanno ricevuto un placebo. Gli adolescenti che avevano assunto l’estratto hanno riferito un miglioramento maggiore dei sintomi depressivi, dell’ansia da separazione e della fobia sociale. Tuttavia, le valutazioni fornite dai genitori non hanno confermato con la stessa chiarezza tutti i risultati. Inoltre, il numero ridotto dei partecipanti, la breve durata dello studio e l’impiego di questionari compilati direttamente dai ragazzi non consentono di considerare queste conclusioni definitive. I risultati sono dunque interessanti, ma devono essere confermati da ricerche più ampie e prolungate nel tempo.
Alcuni piccoli studi hanno valutato lo zafferano anche nei bambini e negli adolescenti con disturbo da deficit di attenzione e iperattività, l’ADHD. In una ricerca condotta su 54 pazienti tra 6 e 17 anni, l’estratto di zafferano è stato confrontato con il metilfenidato per sei settimane. Entrambi i gruppi hanno mostrato un miglioramento dei sintomi, senza differenze significative tra i due trattamenti. Un’altra ricerca ha ottenuto risultati incoraggianti, suggerendo un possibile effetto soprattutto sull’iperattività. Questi dati, però, non dimostrano che lo zafferano possa sostituire il metilfenidato o gli altri trattamenti riconosciuti per l’ADHD. Gli studi hanno coinvolto pochi pazienti e sono durati soltanto alcune settimane. Sono quindi necessari ulteriori approfondimenti sulla reale efficacia, sulle dosi appropriate e sulla sicurezza a lungo termine.
È fondamentale distinguere lo zafferano utilizzato in cucina dagli estratti concentrati contenuti negli integratori. Le piccole quantità impiegate per preparare un risotto o insaporire una pietanza possono rientrare nella normale alimentazione del bambino, purché non siano presenti allergie o specifiche indicazioni mediche contrarie. Le capsule e gli integratori, invece, possono contenere quantità standardizzate e concentrate dei principi attivi. Non devono essere somministrati ai bambini sulla base di dosaggi trovati online o ripresi dagli studi, perché non esiste una dose pediatrica valida per ogni età, peso e condizione clinica. Anche un prodotto naturale può provocare effetti indesiderati, interagire con medicinali già assunti o avere una composizione diversa da quella dichiarata. La qualità degli integratori, inoltre, può variare sensibilmente tra un prodotto e l’altro.
Ansia, tristezza persistente, insonnia, difficoltà di concentrazione e iperattività non devono essere trattate autonomamente con un integratore. Sono sintomi che possono avere origini differenti e richiedono una valutazione del pediatra e, quando necessario, dello specialista in neuropsichiatria infantile o psicologia dell’età evolutiva. Lo zafferano rappresenta un campo di ricerca promettente, ma al momento non è un trattamento pediatrico consolidato e non può sostituire la psicoterapia, gli interventi educativi o i farmaci prescritti. Può quindi entrare serenamente nella cucina familiare come spezia; l’eventuale impiego come integratore deve invece essere sempre valutato dal medico. Naturale, infatti, non significa automaticamente innocuo, soprattutto durante l’età evolutiva.
Rossi Lina