

E’ inutile negarlo, tutti siamo rimasti sconvolti, tranne i sostenitori del terrorismo, dai fatti accaduti a Gaza, soprattutto perché il tutto è accaduto durante un Rave nel deserto per festeggiare la fine del Sukkot, una delle feste più importanti della comunità ebraica a cui stava partecipando la nostra gioventù. Stiamo palando di ragazzi, non è importante se si tratta di ragazzi cattolici, ebrei o musulmani, stiamo parlando ragazzi: il nostro futuro. I nostri figli, di qualsiasi età, ben percepiscono i nostri stati d’animo. Quello che non sanno fare però, è decifrare il perché delle nostre ansie o timori su quanto potrebbe accadere nel prossimo futuro anche nelle nostre città visto i vari allarmi terrorismo in Francia dello scorso week-end.
Nell’enciclopedia Treccani si legge a proposito di:
E di:
In questi giorni i media continuano a divulgare notizie drammatiche, soprattutto dei tanti bambini e ragazzi morti in modo violento e sarà difficile filtrare, qualsiasi immagine potrebbe ricondurre a stati di emotività alterata. Sarà bene quindi parlare con i bambini dell’accaduto dando però una chiave di lettura tale da non creare aspettative negative. Nel cercare di spiegare l’accaduto, deve essere data molta importanza all’età dei bambini, è inutile dare spiegazioni dettagliate ad un bimbo di 4 anni o 5 anni, non riuscirebbe a comprendere. Parliamone invece con i ragazzini nel pieno della fase del concretismo piagetiano, ovvero tra i 7 e 10 anni. Noi genitori dobbiamo offrire sicurezza e fiducia ai nostri figli, per questo motivo dobbiamo parlargli degli eventi che possono sconvolgere la nostra serenità e dobbiamo farlo con l’onestà e la trasparenza affinché ci percepiscano sempre come la loro ancora di salvezza. Quindi la prima cosa da fare è raccontare loro che cosa è successo e del perché i media utilizzano di continuo le parole come terrorismo o guerra. Tenendo conto che i bambini sono in grado di comprendere la gravità di alcuni eventi verso gli 8 anni, è perfettamente inutile dilungarsi sulle spiegazioni nei bambini più piccoli. Quindi ai più piccoli diremo semplicemente che alcune volte ci sono delle persone che confondono il gioco con la realtà e pensano di giocare a fare la guerra come quando si gioca una partita di scacchi. In questo caso si possono mostrare i personaggi e il campo di battaglia costituito dalla scacchiera, dal re, regina, cavallo e così via. In fondo il gioco degli scacchi altro non è che una guerra giocata per vincere qualcosa. Resta il fatto che è bene evitare di tenere sintonizzato il televisore sui vari telegiornali quando si parla di terrorismo, questo perché la ricerca ha evidenziato che un bambino esposto ad immagini traumatiche prova la stessa emotività negativa come se fosse parte della scena reale.
Non dimentichiamo che i ragazzini sono curiosi e come tali ricettivi al massimo, hanno bisogno di avere notizie reali ma anche di essere rassicurati.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta CBT con laurea in psicologia clinica
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