Eventi rimandati per Coronavirus: i rimborsi

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Eventi rimandati per Coronavirus: i rimborsi

Aprile, maggio, giugno… mesi tradizionalmente dedicati a matrimoni, prime comunioni, feste, viaggi… Tutte occasioni di incontro che, quest’anno hanno dovuto necessariamente essere rimandati a chissà quando. Peccato che in tanti avessero già versato ingenti anticipi per prenotare sale, ristoranti e fine settimana fuori porta. Per molte famiglie, magari già provate dallo stop alle attività lavorative, si è trattato di un esborso notevole. Secondo quanto è stabilito dall’articolo 1463 del Codice Civile, nei contratti con prestazioni corrispettive, chi paga per avere un servizio che poi non viene erogato, ha diritto di essere rimborsato. Non si ha diritto, invece, a chiedere i danni perché la responsabilità non è dovuta nemmeno al fornitore del servizio.

Matrimoni, comunioni e compleanni

Sono vietati su tutto il territorio nazionale anche le cerimonie religiose: matrimoni, cresime, comunioni, come stabilito dal decreto Fase 2. I relativi contratti per affitto del locale, catering, fiori, fotografo, bomboniere possono essere sciolti dal consumatore senza che gli siano addebitati costi, a parte quelli già sostenuti e documentati da parte del fornitore, purché la data dell’evento rientri nel periodo di emergenza. Vale anche in questo caso il concetto di impossibilità sopravvenuta e il consumatore ha diritto di ricevere il rimborso delle somme versate: anticipi e caparre, ma non di essere risarcito di danni ulteriori che non possano essere attribuiti al fornitore stesso.

Alberghi e vacanze

Chi aveva prenotato un albergo prima del 3 aprile, ha diritto alla restituzione delle somme versate: il gestore non può trattenere l’anticipo o la caparra, perché il consumatore non è inadempiente. Anche chi aveva prenotato un hotel per lavoro, se non ritiene che sussistano comprovate esigenze per viaggiare, ha diritto alla restituzione di quanto versato. Per i soggiorni prenotati oltre il 3 aprile 2020, vacanze estive e crociere, la normativa non consente attualmente di disdire questo tipo di viaggi perché non si conosce ancora la situazione nei prossimi mesi. Per i pacchetti turistici – tutto compreso – fino al 3 aprile 2020, l’organizzatore può offrire al viaggiatore un pacchetto sostitutivo di qualità equivalente o superiore oppure può procedere al rimborso, oppure può emettere un voucher da utilizzare entro un anno dalla sua emissione.

Corsi di lingue, musica, sport

Non è possibile frequentare alcun genere di corso, quindi il consumatore ha diritto di interrompere i pagamenti. Se ha pagato in anticipo, può chiedere la restituzione delle somme versate relative al periodo in cui non può fruire del servizio. Questa regola prevale su eventuali clausole contrattuali, comprese quelle che dovessero stabilire decadenze o interessi di mora. Se la scuola ha attivato corsi a distanza, il consumatore è libero di accettare o no la nuova modalità di servizi didattici, valutando la sua possibilità di usufruirne. Allo stesso modo sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri culturali, centri sociali e ricreativi, scuole di ballo. Il consumatore può chiedere il rimborso della quota parte di abbonamento del quale non può usufruire. Se il contratto prevede un numero prestabilito di ingressi senza scadenze temporali, l’utente può utilizzare il suo diritto di accesso quando sarà finita l’emergenza. Se l’abbonamento è mensile o annuale, con ingresso libero, si dovrebbe avere diritto alla restituzione della quota parte dell’abbonamento non utilizzabile durante l’emergenza. Alcuni operatori stanno proponendo ai consumatori di congelare gli abbonamenti per poi riprenderli a emergenza finita, ma il consumatore è libero di accettare o meno, visto che non è detto che abbia interesse a prolungare la frequentazione.

Lina Rossi

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