Coronavirus: più densità abitativa maggiore diffusione

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Coronavirus: più densità abitativa maggiore diffusione

Covid-19, siamo nella Fase 2 della pandemia. Uno studio di esperti mette in relazione il contagio dal virus con la densità della popolazione, è bene quindi utilizzare tutte le precauzioni

Quando è iniziata la pandemia di Coronavirus, l’attenzione è stata subito puntata sull’inquinamento cittadino: in fondo la Cina è tra le aree più inquinate del pianeta e così la Pianura Padana, la zona dove in Italia c’è stata la maggiore concentrazione di casi. In realtà, in Fase 2 è uscito uno studio secondo il quale sembra che la diffusione del virus sia collegata non tanto allo smog, quanto alla concentrazione di abitanti di una determinata area geografica. Sia la Cina sia la zona dove ci sono stati più casi di Covid-19, tra Bergamo, Brescia, Lodi, Milano sono aree densamente popolate.

Pandemia Covid-19 lo studio della SIAAIC

A dimostrarlo è uno studio italiano di esperti della Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica – SIAAIC, che sta per essere pubblicato sulla rivista scientifica Respiration. La ricerca non nega l’esistenza di un legame tra lo smog e la diffusione della pandemia,   perché è certo che le particelle inquinanti creino una sorta di rete di corridoi che favoriscono la trasmissione del virus. Tuttavia, l’alta densità abitativa potrebbe avere un ruolo decisivo nella diffusione dei contagi registrata in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. I dati evidenziano che, in aree a parità di livello di inquinamento, i contagi sono significativamente differenti dove vi è una diversa densità di popolazione: nelle zone in cui tante persone vivono vicine, il virus può circolare molto di più e i contagi crescono, indipendentemente dallo smog. Lo studio ha analizzato i dati delle infezioni da SARS-CoV-2 nelle province di Bergamo, Brescia e Verona in relazione alla densità di popolazione e alle registrazioni dei livelli di particolato PM10 da dicembre 2019 a febbraio 2020, in un periodo cioè in cui non c’erano restrizioni alla circolazione e alla produzione industriale.

L’importanza del rispetto delle distanze

Gli esperti fanno notare che a Brescia e a Verona sono stati registrati livelli di smog simili, mentre l’aria di Bergamo è risultata significativamente migliore. Tuttavia, i malati di Coronavirus sono stati però molto più numerosi a Bergamo e Brescia, mentre l’impatto della malattia a Verona è stato decisamente minore. Diversa e direttamente correlata al numero di casi di Covid-19 è invece la densità di popolazione. È maggiore a Bergamo città, dove ci sono 3029 abitanti per chilometro quadrato, intermedia a Brescia con 2198 abitanti per chilometro quadrato in città, 265 in provincia e inferiore a Verona, specialmente in città. Infatti la città di Verona ha oltre il doppio della popolazione rispetto a Bergamo, ma distribuita su una superficie più ampia. Insomma, la densità di popolazione di Verona è di 1.297 abitanti per chilometro quadrato, quasi un terzo rispetto a Bergamo. Lo studio ribadisce insomma l’importanza del distanziamento sociale   come misura per impedire la diffusione del virus in Fase 2, quando si sta faticosamente cercando di rimettere in moto il paese e l’economia. Non è difficile: basterebbe che, ancora per qualche mese, ci si abituasse a stare un po’ più distanti. Almeno un metro e se è necessaria una maggiore vicinanza utilizzare le mascherine.  Approfittando della bella stagione, è opportuno scegliere strade più tranquille rispetto ai luoghi tradizionali dello shopping e dei locali, anche quando tutte le attività riapriranno. Per i momenti di relax si può provare a riscoprire il piacere di una buona lettura sul proprio terrazzo o giardino. Un piccolo sforzo per il bene della collettività.

Lina Rossi

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