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Coronavirus: i giovani corrono meno rischi

A parere degli esperti, i ragazzi non ancora ventenni corrono un rischio minore, il 50%, rispetto agli adulti di contrarre l’infezione e sono spesso asintomatici. Il problema è la scuola

I ragazzi al di sotto dei venti anni corrono metà dei rischi di contrarre il Covid-19 e, in quasi l’80% dei casi, l’infezione è asintomatica. Lo sostiene uno studio della London School of Hygiene and Tropical Medicine, pubblicato dalla rivista Nature Medicine. La conclusione dei ricercatori è che la scuola potrebbe avere un effetto minore rispetto ad altre malattie respiratore sul controllo dell’epidemia.

Studio sui modelli matematici da sei paesi

Il calcolo si basa sui dati dei contagi in sei paesi, Cina, Italia, Giappone, Singapore, Canada e Corea del Sud, utilizzando anche le stime di altre ricerche sui tassi di trasmissione e sulla gravità dei sintomi in base all’età. La proporzione degli asintomatici è risultata del 79%, maggiore di quella della popolazione generale, che è del 69%, mentre il rischio di infezione è risultato metà nei giovani rispetto a quello degli over venti. Sulla base dei risultati del modello è stato poi simulato l’andamento dell’epidemia in 146 paesi del mondo per valutare l’effetto della chiusura delle scuole di tre mesi. Per infezioni come l’influenza gli esperti hanno scoperto che la chiusura delle scuole diminuisce il picco dell’incidenza del 17-35%, ritardandolo da dieci a ottantanove giorni. Per il Covid-19 l’incidenza scende del 10-19%, e il ritardo è a uno a sei giorni. Il modello, spiegano gli autori, ha immaginato diversi scenari con un diverso tasso di trasmissione da parte dei bambini. Non si è in grado di stabilire quanto i casi asintomatici siano infettivi rispetto ai sintomatici. Ma c’è qualche evidenza, ancora limitata, che gli individui asintomatici siano meno infettivi di quelli che presentano sintomi.

L’età e le malattie polmonari pregresse come fattori precipitanti

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Cina solo il 2,4% dei casi segnalati riguardavano i  bambini e solo lo 0,2% si era ammalato gravemente senza però decessi. Al contrario, il Coronavirus si è dimostrato particolarmente letale per gli anziani: in Cina, il tasso di mortalità degli over ottanta è stimato al 21,9%. Dai dieci ai trentanove anni il tasso di mortalità è all’incirca dello 0,2%, secondo uno studio eseguito in base alle cartelle cliniche di 44.672 casi confermati. Decessi e sintomi gravi sono quasi inesistenti anche in età più giovane. Gli esperti si sono quindi domandati se la gravità dell’infezione fosse correlata a pregresse patologie, oppure, se è il nostro sistema immunitario a modificarsi lasciandoci così scoperti dalla protezione immunitaria individuale.  Tutto ciò potrebbe essere fatto risalire al danno da inquinamento nei polmoni che le persone accumulano nel corso degli anni o ancora a danni da sigarette e fumo in generale. Altri ipotizzano che il virus trovi la sua virulenza massima in caso di malattie preesistenti ai polmoni, o all’ipertensione.  A soffrire di questi disturbi sono davvero pochissimi sia i bambini sia gli adolescenti, anche se di fatto la patologia ipertensiva è in aumento.

Ha senso penalizzare la scuola con limitazioni extra?

In base a questi studi matematici, in molti si sono domandati quale sia il senso di limitare l’affluenza a scuola, considerato che i bambini e i ragazzi hanno un rischio basso. I giovanissimi però possono ugualmente veicolare il virus e quindi trasmetterlo in via indiretta a insegnanti, educatori, personale non docente e soprattutto ai nonni, i più esposti a complicanze. Al momento, il discorso è sospeso fino a settembre: è però essenziale che, in questi tre mesi, si cerchi di limitare il più possibile l’ulteriore diffusione del virus, così da ridurre ancora di più i casi, ed impedire al virus di riprendere forza e aggressività in autunno.

Giorgia Andretti

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