

In una conversazione con la rivista TIME, il dott. Vivek Murthy discute di come genitori, politici, ricercatori e aziende tecnologiche possono e dovrebbero unirsi per rendere le piattaforme di social media più sicure per i bambini e gli adolescenti. Il dott. Murthy sostiene che il lavoro introdotto per minimizzare i danni dei social media sui bambini, non è stato abbastanza e per questo è sempre più allarmato, la diretta conseguenza è la preoccupazione della salute mentale e del benessere dei ragazzi di oggi, futuri uomini di domani. Nel suo rapporto proposito dei social e la salute mentale dei ragazzi così si esprime: – Dopo aver messo insieme i dati disponibili, che hanno comportato l’analisi di ricerche pubblicamente disponibili e l’esame dei dati pubblicati, nonché la consultazione di esperti indipendenti, le nostre conclusioni sono, in primo luogo, che non ci sono dati sufficienti per affermare che le piattaforme di social media sono sicure per i bambini, e, in secondo luogo, che vi sono prove sempre più evidenti che l’uso dei social media è associato a danni.
I giovani di oggi sono un motivo di preoccupazione per il loro domani. Indubbiamente i social non sono solo negatività ma anche conoscenza, di fatto sono la finestra sul mondo preferita non solo dai ragazzi ma anche da noi adulti. Una sola differenza ci divide, noi adulti dovremmo aver raggiunto la capacità cognitiva di mettere in discussione alcune teorie enunciate, i ragazzi purtroppo no. Ecco perché è importante inserire delle regole ben recise su chi, come e quando utilizzare i social. Sempre nel report del Dott. Murthy s leggono le seguenti affermazioni:
Temi comuni a tanti ragazzi.
Qualsiasi azienda che produce un prodotto consumato dai bambini e adolescenti ha la responsabilità fondamentale di garantire che sia sicuro per i bambini, che li aiuti e non li danneggi. Dovrebbero essere stabiliti degli standard dai governi e vigilare affinché i produttori li rispettino e non lasciare che le aziende tecnologiche stabiliscano i propri standard cosa che accade ormai da vent’anni a questa parte. Troppi bambini sono esposti a contenuti sessuali e violenti, a molestie e abusi online. Ciò non dovrebbe accadere. Tutto questo accade anche se l’età richiesta per accedere è stabilita in 13 anni. Purtroppo, questa norma non è ben applicata altrimenti non si capisce il perché il 40% dei bambini tra gli 8 e i 12 anni utilizza quelle stesse piattaforme. Inoltre, sempre a detta del dott. Murthy i 13 anni non fanno parte di una valutazione sanitaria che ha esaminato quale sia l’età appropriata per un adolescente per utilizzare i social media.
I bambini hanno una sola infanzia e ogni giorno, ogni mese, ogni anno conta nella vita e nello sviluppo per questo dobbiamo proteggerli quanto più possibile, prima di tutto da genitori cerchiamo di limitare l’uso dei device a non più di un’ora al giorno almeno fino al compimento dei 13 anni.
Rossi Lina
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