Quando a strappare la vita sono i genitori

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Quando a strappare la vita sono i genitori

genitori che uccidono i figli

La vita è un atto d’amore, alcune volte è lo stesso atto d’amore a portare la morte. È così che Elena e Diego, gemelli, hanno perso la vita per mano del padre in Valsassina

Non è la prima volta che parliamo di questo tema: genitori che uccidono i figli. Purtroppo, è questo un fatto che nessuno vorrebbe mai commentare ma succede più di quanto possiamo immaginare, probabilmente fin dagli albori della vita. Solo per ricordare il primo fatto passato alla storia: nel 431 a.C.  Medea, partorita dalla mente di Euripide. Qualcuno obietterà: ma era fantasia, certo, ma il solo fatto che una mente umana partorisca questo pensiero, è una mente che potrebbe commettere un infanticidio.  Nella ricostruzione fantasiosa Medea, donna forte e determinata, arriva a uccidere i suoi figli per vendicarsi del tradimento del suo compagno, in questo caso è la vendetta l’artefice irrazionale finalizzata a colpire l’amore genitoriale del padre. Non è possibile generalizzare le motivazioni che possono indurre un genitore a sopprimere la vita dei figli perché le origini del pensiero possono essere diverse anche se tutte tragiche.  Alcune volte la responsabilità è del pensiero delirante, altre è per il troppo amore, come nel caso della depressione.

Malvagità o disturbo mentale?

Cosa sarà stato a portare via la vita ad Elena e Diego? Il piccolo nucleo famigliare stava trascorrendo giorni spensierati in montagna dopo l’isolamento forzato generato dal Covid-19.

Per tutti, apparentemente quelli sono stati giorni spensierati, tranne che per Mario, il padre, lui aveva cercato questa vacanza per godersi del tempo con gli amati figli. Qualcuno ha ipotizzato che si sia trattato di una vendetta verso la moglie, una punizione per desiderare la separazione. Siamo davvero certi che un padre arrivi ad uccidere i figli per punire la compagna? La malvagità può davvero rasentare la follia o si tratta solo di follia? Di certo la settimana trascorsa in montagna insieme a suoi figli per Mario deve essere stato un periodo estremamente travagliato, si , perché l’idea di sopprimere i propri figli non arriva così, all’improvviso  come un gesto  di rottura. I prodromi di un disagio si annidano nella mente umana per settimane e alle volte anche per mesi.  Per inviare il suo ultimo messaggio: coi miei ragazzi sempre insieme, e poi recarsi sul ponte Della Vittoria, uno dei ponti da dove salvarsi, una volta scavalcato il parapetto non è possibile, lascia pensare quanto il germe della depressione albergava già da tempo nella sua mente.

Il male oscuro della depressione

Non solo madri uccidono i figli, anche i padri, e Mario ne è un esempio. Analizzando quanto scritto dai colleghi, ma soprattutto dalla dinamica dei fatti, Mario era fortemente depresso, la tragedia è che nessuno si è accorto del grande disagio che stava vivendo. In questi casi, la separazione al quale si stava avviando la coppia, è stato solo l’enzima che ha attivato l’esplosione della depressione che era già in atto. Ciò che fa supporre questa tesi è non il tentativo di suicidio ma il vero suicidio, ovvero non lasciare spazio all’errore del gesto. Solo per ripercorrere alcuni infanticidi degli ultimi anni:

  • Edlira colpisce le tre sorelline Simona, Keisi e Sidny, ha scontato cinque anni nell’ex ospedale psichiatrico giudiziario, giudicata non in grado di intender e volere ora è in semilibertà
  • Franzoni colpisce Samuele dopo una notte insonne a Cogne, scontato la pena è libera
  • Mery, annega il figlio di cinque mesi nella vasca da bagno in provincia di Lecco
  • Loretta affogò la bimba di otto mesi in lavatrice a Santa Caterina di Valfurva, à libera
  • Francesca avvelena la bimba di tre anni con diserbate a Carovigno e si getta dalla finestra
  • Christine massacra a colpi di coltello il suo bimbo di quattro anni a Merano la madre tenta suicidio
  • Laura annegò il suo bambino di sedici mesi in mare sul pedalò a largo della spiaggia della Feniglia, ritenuta incapace di intendere è libera
  • Daniela, dopo aver scoperto che l’amante di suo marito è incinta, a Paola, sgozza il figlio di 11 anni con le forbici e poi cerca di morire ma non riesce, è detenuta
  • Marcella uccide il figlio di quattro anni con cavi del cellulare, a Parabiago, era in cura presso il servizio psichiatrico della ASL
  • Veronica, uccide Lorys di otto anni cercando di occultare il corpo per depistare le indagini, Santacroce Camerina, è in stato di detenzione
  • Luca, uccide Alessia di diciotto mesi mentre dormiva, a Collemarino, prima di raggiungere moglie e figlia maggiore al mare, è detenuto.

Gran parte di questi casi non sarebbero avvenuti se ci fosse stata maggiore attenzione da parte del contesto in cui si era immersi. Una madre o un padre non uccide mai all’improvviso, i prodromi del disagio psichico o emotivo ci sono sempre, devono solo essere riconosciuti e prendere contatti con lo specialista psichiatra senza alcuna esitazione.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Psichiatra, psicologo clinico, psicoterapeuta cognitivista

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