

A confermare le complicanze neurologiche permanenti della pertosse o tosse convulsa è uno studio pubblicato sul Journal American Medical Association – JAMA, con il quale è stato messo ben in evidenza il danno neurologico conseguente all’infezione da Bordetella pertossis, il batterio responsabile della pertosse.
Conosciamo la pertosse
Conosciuta anche come tosse canina o tosse convulsa è una delle malattie infettive tipiche della prima infanzia, il responsabile dell’infezione è il batterio Bordetella pertossis. Il batterio può colpire a qualsiasi età anche se il picco massimo è entro i 5 anni di vita. A differenza di altre malattie virali, la pertosse può colpire anche neonati, esponendoli così ad un grave pericolo per la vita a causa delle complicanze oltre che della sintomatologia che può provocare crisi di asfissia. Il periodo di incubazione della malattia è di circa 7 – 14 giorni, in pratica il batterio si localizza sulla mucosa del sistema respiratorio stimolando la secrezione di muco diventando sempre più intenso e denso. La malattia si compie in circa 8 – 10 settimane attraverso tre fasi diverse:
•Fase catarrale: starnuti, lacrimazione e tosse, la febbre raramente compare;
•Fase parossistica: la tosse aumenta sempre di più con accessi così intensi da creare difficoltà nella respirazione, in questa fase oltre al vomito è presente il senso di soffocamento;
•Fase della convalescenza: i sintomi regrediscono in genere dopo circa 4 – 5 settimane dall’inizio della malattia. Gli accessi di tosse possono rimanerne ancora per vari mesi.
Per la certezza della malattia bisogna effettuare il tampone nasofaringeo il quale però conferma la positività solo nell’80% dei casi
Le complicanze della pertosse
Le complicanze più frequenti sono ovviamente la polmonite e le ateletasie , considerato che ad essere interessate dalla malattia sono le mucose del tratto respiratorio. Altre complicanze sono le ernie dovute allo sforzo delle crisi parossistiche, ovvero agli accessi incontenibili di tosse e dalla perdita di peso anche notevole dovuta alla difficoltà di alimentarsi soprattutto nei neonati. La complicanza più temibile è quella della encefalopatia e delle conseguenti crisi epilettiche, dovuta all’asfissia conseguente agli accessi di tosse che lasciano senza respiro. Lo studio danese pubblicato su JAMA ha ben evidenziato la complicanza dell’epilessia; sono stati seguiti nel tempo 4.700 pazienti ricoverati con la diagnosi di pertosse negli ospedale della Danimarca, ben novanta del totale dei pazienti erano affetti da epilessia permanente nel corso del follow-up. Rispetto al gruppo di controllo, i pazienti affetti da pertosse hanno una incidenza maggiore di essere epilettici in modo permanente e non transitorio.
La vaccinazione è la migliore forma di prevenzione
Il vaccino per la pertosse è disponibile solo o in abbinata – trivalente: pertosse, morbillo, rosolia – ed è a tutt’oggi la migliore prevenzione a disposizione della collettività. Purtroppo casi di pertosse continuano a verificarsi e, considerato che la malattia può colpire a qualsiasi età, è bene che il batterio responsabile non ci trovi privi dell’immunizzazione necessaria. A questo proposito vale la pena ricordare che ogni dieci anni deve essere effettuato un richiamo della vaccinazione affinché la copertura sia attiva per tutta la vita.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile Scientifico di Guidagenitori.it