L’influenza: il virus 2013 – 2014 sta colpendo soprattutto i bambini

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L’influenza: il virus 2013 – 2014 sta colpendo soprattutto i bambini

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L’ultimo rapporto InfluNet, emesso pochi giorni fa, parla chiaro: quest’anno i più colpiti dall’influenza saranno i bambini piccoli, da zero a 4 anni. Non capita sempre così: a volte l’influenza colpisce di più gli anziani, in altri casi gli adulti. Il virus della stagione 2013 – 2014, invece, mostra una predilezione per i bambini piccoli. A richiamare l’attenzione su questo dato è l’Associazione dei Microbiologi Clinici Italiani – AMCLI, che spiega perché questa fascia d’età è più toccata dal virus influenzale.

Ecco perché colpisce soprattutto i bambini
Mentre il valore dell’incidenza media, che tiene conto di tutte le fasce d’età, è pari a 2 casi su 1.000, nei bambini al di sotto dei cinque anni l’incidenza sale a quasi 6 casi per 1.000 assistiti. Segue la fascia 5-14 anni – 2,25 casi su 1.000, quindi quella 15-64 anni – 1,89 casi su 1.000 e infine dai 65 anni in su (0,86 casi su 1.000). Il motivo per cui i più piccoli sono più colpiti, come spiega l’AMCLI, è legato proprio al tipo di influenza. Succede perché il virus che sta circolando maggiormente è di tipo A H1N1, quello che ha causato la pandemia del 2009: chi era già nato in quel periodo e l’ha contratta ha sviluppato una certa memoria immunitaria. Gli adulti che hanno contratto forme virali simili, negli anni Settanta e Ottanta, hanno anch’essi una forma di difesa. I piccoli nati dal 2009 in poi sono invece completamente privi di anticorpi: per questo motivo non hanno difese. E i sintomi dell’influenza sono quelli tipici del virus A H1N1: febbre alta, spossatezza e mal di testa, soprattutto nei primi giorni.

Il picco sta per arrivare
La stagione influenzale comunque si sta avviando verso il culmine che, come sempre, si presenterà verso la fine gennaio e l’inizio febbraio. Fino ad ora, l’andamento sembra far pensare ad una stagione influenzale nella media rispetto agli ultimi anni, con un numero complessivo di casi pari a quasi 700.000 persone contagiate. Ai casi di influenza si sommano le sindromi dovute all’infezione da virus respiratorio sinciziale, adenovirus e virus parainfluenzali, anche se in quantità minore rispetto agli ultimi anni. È importante non abbassare la guardia perché fino ad ora il clima è stato mite e questo ha fatto sì che ancora una scarsa percentuale di persone sia ricorsa al vaccino. Come ribadiscono i pediatri della Sitip, l’influenza deve essere gestita sul territorio, dal pediatra di famiglia: i ricoveri ospedalieri devono essere limitati ai casi di effettiva necessità, per evitare al bambino un inutile disagio legato alla degenza lontano dall’ambiente familiare, contenere i costi e per non contribuire alla diffusione del virus in ospedale’. Il ricovero, spiega, si può considerare in caso di incapacità della famiglia a gestire il problema, età inferiore a 3 mesi associata a fattori di rischio, e deve essere immediato in caso di disidratazione, insufficienza respiratoria, convulsioni o bronchiolite in lattanti sotto i 3 mesi.

Affrontare così l’influenza
Il malessere va sempre segnalato al pediatra, che potrà suggerire come affrontare l’influenza. È bene tenere conto del fatto che questo malanno non va combattuto con gli antibiotici, attivi contro i batteri ma non sui virus, mentre l’influenza è virale: gli antibiotici assunti senza motivo servono solo ad abbassare le difese. È invece opportuno assumere antipiretico se la febbre sale oltre i 38.5 gradi, fare in modo che il bambino riposi e dorma molto per non sprecare energie necessarie alla guarigione. Va coperto a sufficienza, ma non eccessivamente e deve essere offerta una alimentazione leggera, ricca di liquidi per alleviare il fastidio delle mucose irritate. Il bambino può essere reinserito a scuola o al nido dopo una settimana almeno dai primi sintomi e dopo due giorni dalla scomparsa della febbre. Prima, oltre a essere spossato per la malattia, potrebbe essere ancora portatore del virus e diffonderlo tra i compagni.

Lina Rossi

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