

Quando si parla di bullismo, si pensa subito ai ragazzini della stessa età dei nostri figli: compagni di classe, amici dell’oratorio o dei giardinetti. Difficile pensare il bullo pronto a deridere nostro figlio nella veste di qualcuno più grande, come un ragazzo maggiore di età o addirittura un giovane adulto. Invece, a quanto pare, gli atti di bullismo non sono sempre confinati nell’ambito dei coetanei: alcuni adulti possono divenire dei temuti bulli per bambini e ragazzini.
Un bambino su due insultato dal coach
Anche gli adulti nella veste di responsabili come gli allenatori di squadre e gli insegnanti di corsi di sport extrascolastici possono trasformarsi in bulli, infatti, è questo che diventano quando arrivano ad insultare e denigrare gli allievi iscritti al corso. Ad attirare l’attenzione su questo fenomeno, non certo rassicurante, è un editoriale uscito sulla rivista Pediatrics, scritto dalla dottoressa Nancy Swigonski della Indiana University, negli Usa. Secondo le indagini condotte, quasi la metà dei bambini – pari al 45% del totale degli intervistati – sostiene di essere stato verbalmente offeso dal proprio allenatore, anche durante la disputa di una partita. In un secondo studio condotto su 4.500 studenti, i ragazzi hanno confessato di aver subito almeno un episodio di bullismo durante la pratica dello sport. Di questi ragazzi, in quasi un terzo dei casi, l’offesa e la denigrazione arrivava proprio dal coach. Il bullismo da parte di insegnanti e allenatori, quindi, esiste, anche se è un fenomeno trascurato e poco studiato, sottolinea la dottoressa Swigonski. Conseguentemente il fenomeno può diffondersi sempre di più, con ripercussioni serie sui ragazzi. Sono molti i bambini ed i ragazzi che si iscrivono a un’attività sportiva. Oggi, lo sport anche per i più giovani viene sempre più visto come un ambito in cui mostrare la propria competitività: per questo gli allenatori si mostrano duri oltre il dovuto, con la convinzione di stimolare lo spirito agonistico e l’amor proprio, spingendo così i ragazzini a dare il meglio di sé stessi.
Il rischio è di far sentire i ragazzini frustrati
Un allenatore dovrebbe occuparsi e preoccuparsi di aiutare i giovani a tirare fuori tutto il loro potenziale vivendo però con leggerezza la fatica dello sport e a integrarsi bene nella squadra. Troppi allenatori, invece, scambiano la durezza e le parole insultanti per un modo un po’ forte di stimolare i ragazzini. Non si rendono conto del danno che creano ai più giovani. Bambini e ragazzi, maschi e femmine, nell’infanzia e nella prima adolescenza hanno bisogno di costruire la propria personalità, di trovare rassicurazioni nelle figure di riferimento che hanno intorno: e queste sono rappresentate dagli adulti, dai genitori, dagli insegnanti e dagli allenatori, perché anche se questi sono poco più che ventenni sono visti dai ragazzini come persone adulte. Sentirsi dire frasi del tipo – sei un incapace o una pappamolla, oggi non hai combinato niente di buono – non è certo un’iniezione di energia, anzi. È un modo per portare il ragazzo a sentirsi non capace e quindi ad impegnarsi sempre meno.
Cercare di capire se qualcosa non va
Se la realtà italiana si può paragonare con quella degli Stati Uniti, è il caso di soffermarsi a pensare se – il bullismo del coach – non sia una realtà che riguarda anche i nostri ragazzi. Non è il caso di fare domande dirette, perché servirebbe soltanto a inquietare il bambino. Proviamo invece a osservare come si comporta quando deve andare a fare attività sportiva: se è sempre entusiasta oppure se, vinta un po’ di pigrizia, dopo l’allenamento torna a casa sereno e appagato, vuol dire che è tutto a posto e lo sport è puro divertimento. Se invece si mostra sfiduciato e sostiene di non voler più seguire quel corso e questo atteggiamento prosegue per qualche settimana, è il caso di confrontarsi con gli altri genitori, per capire quale sia il comportamento dell’allenatore con i ragazzi, con tutti o con uno in particolare. Soltanto dopo aver acquisito certezze si potranno prendere i provvedimenti adeguati come ad esempio parlarne direttamente con il resposnabile dell’attività sportiva.
Sahalima Giovannini