

Quando si parla di malattie cardiovascolari, si pensa subito a problemi dell’età adulta e avanzata, visto che questi disturbi rappresentano la prima causa di morte e di spesa sanitaria nelle società moderne. Eppure il rischio di incorrere in infarto, in un ictus o altro ha inizio dalle cattive abitudini apprese dall’infanzia.
I danni ai vasi sanguigni, l’anticamera delle malattie cardiovascolari, e quindi infarto e ictus, iniziano nei primi dieci anni di vita. Tra i primi responsabili troviamo il sovrappeso e l’obesità conclamata, purtroppo nel nostro paese, circa il 21% dei bambini tra sei e i dieci anni è in sovrappeso e il 9% è obeso. L’eccesso di peso ha contribuito anche a rendere frequenti in età pediatrica alcune alterazioni un tempo ritenute rare nel bambino: l’ipertensione arteriosa, il disturbo riguarda il 4% dei bambini tra i sei e i sedici anni, ben il 24% dei bambini obesi, mentre la prevalenza di ipercolesterolemia è stimata attorno al 7% nella fascia sei – diciannove anni. Queste condizioni sono presenti anche nei bambini che hanno un peso normale. È il segnale che le cattive abitudini, anche se non danno segnali esterni come appunto il sovrappeso, lavorano di nascosto danneggiando l’apparato cardiocircolatorio.
Per un bambino di sesso maschile, il rischio di cardiopatia coronarica aumenta del 55% quando ne è stata affetta la madre e del 41% quando lo è stato il padre. Il rischio raddoppia se sono stati interessati entrambi i genitori. Anche per le femmine il rischio aumenta del 43% e del 17% se sono stati interessati rispettivamente la madre o il padre e dell’82% se entrambi i genitori. Un peso troppo basso alla nascita, minore del terzo percentile, o al contrario troppo elevato alla nascita, maggiore del 97° percentile, un eccessivo accrescimento di peso nei primi mesi di vita sono stati messi in relazione con il rischio di obesità, di ipertensione e di alterazioni cardiovascolari a distanza di anni. Il semplice aumento della massa grassa in età pediatrica sembra essere un fattore di rischio indipendente, al quale si associano spesso altri fattori meno considerati in età evolutiva, come ipertensione arteriosa, aumento di colesterolo e trigliceridi circolanti o steatosi epatica. Anche il fumo è responsabile: i figli dei fumatori hanno un maggior rischio di eventi cardiovascolari in età adulta.
Le ore trascorse in attività a basso dispendio energetico come guardare la tv, computer e smartphone e la ridotta attività fisica in età pediatrica sono associate al rischio cardiovascolare in età adulta. Numerosi studi hanno messo in evidenza che l’attività fisica in età pediatrica ha un ruolo preventivo sull’ipertensione e arteriosa sui valori glicemici in età adulta e ciò indipendentemente dall’età, dal sesso e persino dall’adiposità: un bambino in sovrappeso con buon livello di attività fisica presenta indici di rischio comparabili o addirittura migliori di quelli di un bambino normopeso ma sedentario. Negli ultimi anni la prevalenza di pressione alta e ipertensione arteriosa in età pediatrica è in aumento e riguarda in particolare i bambini in sovrappeso o obesi. La diagnosi precoce dell’ipertensione arteriosa consente di impostare un tempestivo trattamento. Le modifiche dello stile di vita: attività fisica e dieta povera di sale sono in grado di modificare i valori pressori anche senza terapia farmacologica. Infine, è provato che le alterazioni del sonno in età pediatrica hanno un impatto sul benessere generale. Predispongono a obesità, ipertensione arteriosa , soprattutto negli adolescenti obesi e rischio cardiovascolare anche in età pediatrica.
Ecco le raccomandazioni dei pediatri della Società Italiana di Pediatria – SIP:
Lina Rossi