I bambini soffrono di ipertensione arteriosa già alla scuola elementare

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I bambini soffrono di ipertensione arteriosa già alla scuola elementare

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Troppo spesso si pensa all’ipertensione come un problema dell’età adulta o addirittura delle persone anziane. Invece anche i bambini possono essere ipertesi ma nessuno lo sa perché è raro che un pediatra misuri la pressione a un piccolo della scuola elementare. Invece già alle elementari il 4 per cento ha i valori della pressione troppo alta. È l’allarme lanciato dai pediatri riuniti a Roma al Congresso Italiano di Pediatria – SIP, che raccomandano come sia necessario mettere in atto una strategia di prevenzione per ridurre i rischi cardiovascolari, prima causa di mortalità negli adulti.

Bimbo iperteso, adulto cardiopatico
L’ipertensione è sottostimata per la scarsa diffusione dell’abitudine di misurare la pressione a bambini e ragazzi durante il periodo della scuola. Un’indagine condotta dal Gruppo di Studio per l’Ipertensione Arteriosa della Società Italiana di Pediatria su un campione di 8.300 bambini delle scuole elementari di Monza e di diversi centri della Brianza ha rilevato: il 4% della popolazione pediatrica presenta valori elevati di pressione arteriosa. Inoltre, la prevalenza di ipertensione risulta molto più alta nei soggetti in eccesso di peso. Il dato è confermato in analoghi screening condotti a livello internazionale. Un bambino iperteso sarà molto probabilmente un adulto iperteso, quindi a rischio di patologie cardiovascolari, oggi prima causa di morte e di spesa sanitaria nei Paesi occidentali. La prevenzione, la diagnosi precoce e il trattamento dell’ipertensione dovrebbero iniziare in età pediatrica, superando il preconcetto che l’età evolutiva sia esente da questa patologia. Misurazioni sistematiche della pressione durante la visita pediatrica, ma anche nelle scuole, possono evidenziare un numero non trascurabile di bambini con valori elevati e consentire un intervento precoce.

Nei bambini è colpa dello zucchero
Sul fronte del trattamento dell’ipertensione arteriosa arrivano alcune novità. La principale riguarda la relazione tra zuccheri semplici, acido urico e valori pressori. Gli zuccheri e, specificamente, il fruttosio particolarmente contenuto nelle bevande zuccherate, aumentano la concentrazione di acido urico nel sangue, fattore che nei bambini è associato a un maggior rischio di ipertensione. La relazione tra alti valori di acido urico, anche se ancora compresi nell’intervallo considerato normale e pressione arteriosa, è stata infatti dimostrata anche nel bambino in uno studio recentemente pubblicato da un gruppo di ricercatori italiani sulla prestigiosa rivista – Pediatrics. Oltre alla limitazione degli zuccheri, i cardini delle raccomandazioni SIP per la prevenzione e il trattamento della ipertensione arteriosa nell’infanzia rimangono quelli di agire sull’eccesso di peso, aumentare l’attività fisica e ridurre il sale nella dieta. La prevenzione andrebbe rivolta a tutti, ma alcuni bambini sono a maggior rischio: quelli con eccesso di peso, i nati piccoli per l’età gestazionale, quelli con una familiarità per l’ipertensione e i bambini con elevati valori di pressione non confermati in successive rilevazioni. Il trattamento farmacologico non è quasi mai necessario.

Lina Rossi

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