

In Italia oltre tre milioni di persone convivono con un disturbo dell’alimentazione e purtroppo il fenomeno sta riguardando sempre più i bambini: circa il 30% dei casi coinvolge minori di 14 anni, con esordi che si abbassano fino agli 8–9 anni. La Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, svoltasi ieri, il 15 marzo, è stato un momento importante per accendere i riflettori su questa emergenza silenziosa e per richiamare famiglie, educatori e professionisti sanitari a tener alta la guardia sui segnali precoci.
I disturbi alimentari possono manifestarsi già in età pediatrica con modalità che, se osservate e interpretate in tempo, consentono interventi efficaci e meno invasivi. Cambiamenti improvvisi nel rapporto con il cibo, come il rifiuto netto di alcuni alimenti, una selettività eccessiva, la trasformazione delle abitudini alimentari, allo stesso modo le variazioni di peso non coerenti con la curva di crescita del bambino, isolamento durante i pasti, peggioramento dell’umore o un’eccessiva preoccupazione per l’aspetto fisico, sono tutti campanelli d’allarme da non sottovalutare. Il ruolo del pediatra di famiglia è importante: è spesso il primo professionista che osserva l’evoluzione della crescita e la relazione con il cibo nel contesto familiare. La continuità di cura e il rapporto di fiducia costruito nel tempo con i genitori e il bambino consentono al pediatra di intercettare segnali comportamentali e fisici precoci e di attivare percorsi diagnostici e di presa in carico tempestivi. Non si tratta solo di misurare il peso: il monitoraggio deve includere l’andamento longitudinale della crescita, l’analisi delle abitudini alimentari, la valutazione dello stato emotivo e relazionale del bambino.
Agire per tempo significa lavorare in sinergia con altri professionisti: nutrizionisti, psichiatri, psicoterapeuti, terapisti e servizi territoriali formano la rete multidisciplinare necessaria per affrontare la complessità di queste patologie. Un approccio integrato permette di intervenire sugli aspetti medici, nutrizionali e psicologici, migliorando l’outcome e riducendo il rischio di cronicizzazione. Le famiglie hanno un ruolo preventivo e protettivo fondamentale. Favorire momenti di convivialità durante i pasti, mantenere routine regolari, evitare l’uso del cibo come strumento di premio o consolazione e limitare commenti su peso e aspetto fisico sono semplici ma efficaci strategie di prevenzione. È importante ascoltare i figli, riconoscere eventuali segnali di disagio emotivo e chiedere supporto al pediatra quando emergono cambiamenti significativi nel comportamento alimentare o nello stato emotivo.
La corretta informazione e la riduzione dello stigma sono altrettanto essenziali: parlare apertamente di disturbi alimentari come di vere e proprie patologie che richiedono cura riduce la vergogna e facilita la ricerca di aiuto. La sensibilizzazione promossa dal Fiocchetto Lilla serve anche a ricordare che nessuna famiglia è sola e che la diagnosi precoce, unita a un’efficace presa in carico multidisciplinare, aumenta le possibilità di recupero. La Giornata del Fiocchetto Lilla richiama tutti a una responsabilità condivisa: riconoscere i segnali precoci, valorizzare il ruolo del pediatra di famiglia e costruire reti di cura efficaci. Solo così si potrà offrire ai bambini e alle loro famiglie la migliore opportunità di prevenire, intervenire e guarire.
Sahalima Giovannini