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Sonniloquio, quando il bambino parla nel sonno

sonniloquio

A molti genitori è capitato almeno una volta di sentire il proprio bambino parlare ad alta voce in un momento in cui dovrebbe stare in braccia a Morfeo, di solito nel cuore della notte. Possono essere borbottii incomprensibili, frasi compiute e qualche volta addirittura insulti e parolacce. Qualche volta mamma e papà si preoccupano, ma solitamente non è un disturbo, ma solo una innocua alterazione del sonno, il suo nome è: sonniloquio.

Non disturbo, ma parasonnia

Prima di tutto i genitori possono stare tranquilli: il sonniloquio non è un disturbo, nel senso che non provoca problemi alla salute. Il bambino che parla nel sonno, infatti, il mattino seguente non ricorda nulla ed è in perfetta salute. È più corretto definirlo con il termine: parasonnia, ossia alterazione del ritmo del sonno come il pavor nocturnus  – la paura che si verifica nel sonno, il bruxismo – l’atto di digrignare i denti,  la sindrome da apnea ostruttiva del sonno. Il sonniloquio si manifesta soprattutto nell’età compresa tra i tre e i dieci anni, periodo in cui circa il 50% dei bambini spesso parla durante la notte. A volte il sonniloquio si verifica anche dopo i dieci anni e gli esperti hanno notato una maggior frequenza nei periodi di stress a scuola o con gli amici, o ancora in occasione di una forma febbrile.

Nel sonno profondo

Anche il sonniloquio, come le altre parasonnie, si verificano nelle fasi di sonno profondo, chiamate non-REM, in cui non si sogna e il sonno è intenso, si verificano nel cuore della notte e non verso il mattino, quando invece prevale il sonno REM.  Non influenzano il ritmo del riposo, nel senso che il bambino si desta perfettamente riposato e non ricorda assolutamente di aver parlato durante il riposo notturno. Il sonniloquio è spesso famigliare: se un bambino ne è soggetto, spesso uno dei genitori o un nonno lo hanno manifestato a propria volta. Secondo gli esperti, il sonniloquio si verifica per una diminuzione dei risvegli spontanei che avvengono durante il sonno profondo, anche se i meccanismi del sonno e dei sogni non sono ancora completamente chiariti. Il bambino in altre parole dorme più profondamente, non si risveglia ma si verifica un’attività cerebrale che sfocia appunto nel parlare.

Non  sono necessarie terapie specifiche

Mentre per gli adulti il sonniloquio può causare fastidi se si dorme con un partner e negli anziani può essere la spia di un disturbo neurodegenerativo, nei bambini non è legato a particolari problemi. Tutt’al più, se si nota un intensificarsi delle chiacchierate notturne, magari con brutte parole o insulti, si può vigilare con discrezione per escludere che il piccolo stia attraversando un periodo impegnativo a scuola o in famiglia. In generale una vita sana, con alimentazione corretta, possibilità di seguire una vita attiva, un clima sereno in casa incidono in positivo anche sui ritmi del sonno.

Lina Rossi

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