Sonnambulismo nei bambini: una propensione spesso ereditaria

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Sonnambulismo nei bambini: una propensione spesso ereditaria

sonnambulismo
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Alzarsi dal letto durante la notte, camminare per casa e non ricordare nulla al risveglio: il sonnambulismo continua ad essere uno dei disturbi del sonno più frequenti nell’infanzia e nella preadolescenza. Le più recenti ricerche confermano una forte componente familiare e ricordano ai genitori che, nella maggior parte dei casi, si tratta di una condizione transitoria e non di una malattia neurologica o psichiatrica.

Il sonnambulismo rientra nel gruppo delle cosiddette parasonnie

Le parasonnie sono manifestazioni che compaiono durante il sonno e comprendono anche terrori notturni, risvegli confusionali e incubi. Gli studi più recenti sulla medicina del sonno confermano che la predisposizione genetica gioca un ruolo importante. Una delle ricerche più citate, condotta in Canada su oltre duemila bambini, ha evidenziato che il rischio aumenta significativamente quando uno o entrambi i genitori hanno avuto episodi analoghi durante l’infanzia. Secondo i dati raccolti, i figli di due genitori sonnambuli presentano una probabilità molto più elevata di sviluppare lo stesso disturbo. Anche la presenza di un solo genitore con una storia di sonnambulismo sembra aumentare il rischio rispetto alla popolazione generale. Gli studiosi hanno inoltre osservato una frequente associazione tra sonnambulismo e terrori notturni, suggerendo l’esistenza di una comune predisposizione familiare alle parasonnie.

Il sonnambulismo compare generalmente tra i 4 e i 12 anni

Il disturbo tende a ridursi spontaneamente con la crescita. Gli episodi si verificano soprattutto nelle prime ore della notte, durante le fasi di sonno profondo non-REM. In questi momenti il bambino può sedersi sul letto, alzarsi, camminare, parlare in modo confuso, accendere luci o spostarsi in altre stanze della casa. Nonostante abbia gli occhi aperti, il piccolo non è realmente cosciente e il mattino seguente non conserva alcun ricordo dell’accaduto. Gli specialisti sottolineano che il sonnambulismo, nella maggior parte dei casi, non indica la presenza di problemi psicologici o neurologici. Si tratta piuttosto di una parziale attivazione del cervello durante il sonno profondo. Gli episodi possono aumentare nei periodi di stanchezza, febbre, sonno insufficiente o ritmi irregolari, mentre stress e tensioni emotive possono rappresentare fattori favorenti ma non sono considerati la causa principale.

Il sonnambulismo raramente compromette la qualità del riposo

Il bambino, infatti, di solito si risveglia sereno e riposato. L’aspetto più importante riguarda invece la sicurezza domestica. È consigliabile evitare ostacoli sul pavimento, chiudere con attenzione finestre e balconi, proteggere eventuali scale e controllare che il bambino non possa uscire di casa durante la notte. Contrariamente a quanto si pensava in passato, svegliare un bambino sonnambulo non è pericoloso. Tuttavia, spesso è sufficiente accompagnarlo con calma verso il letto senza creare agitazione. Parlare a voce bassa e mantenere un ambiente tranquillo aiuta il ritorno spontaneo al sonno. Gli esperti consigliano inoltre alcune semplici regole di igiene del sonno: mantenere orari regolari per addormentarsi, ridurre l’uso di schermi elettronici nelle ore serali, evitare bevande contenenti caffeina o sostanze eccitanti e favorire rituali rilassanti prima di dormire, come la lettura o l’ascolto di musica tranquilla.

Quando gli episodi diventano molto frequenti, pericolosi o persistono anche nell’adolescenza avanzata, può essere utile consultare il pediatra o uno specialista del sonno per una valutazione più approfondita.

Rossi Lina

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