Mal di testa, chi ne soffre spende molti euro all’anno

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Mal di testa, chi ne soffre spende molti euro all’anno

emicrania
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Esattamente 4.352,00 sono gli euro spesi da chi soffre di mal di testa all’anno tra perdite di produttività e assistenza formale e informale per affrontare l’emicrania. La cifra, ovviamente, è una media, perché nelle cure per il mal di testa spendono di più gli uomini, € 6.062,00 rispetto alle donne, € 3.632,00 le quali però hanno una peggiore qualità di vita. Lo sostiene uno studio dell’Università Bocconi presentato dal Dipartimento di Social and Political Sciences dello stesso ateneo, durante l’evento digitale – Emicrania: combattere il disagio e le prospettive future.

Perché la differenza di genere nei costi dell’emicrania

Secondo gli esperti dell’ateneo, la differenza di genere non dipende da una manifestazione meno severa per le donne, visto che nello studio il sesso femminile manifestava un malessere maggiore rispetto agli uomini e una qualità di vita peggiore. Le donne perdono sei giorni e mezzo all’anno di vita privata e sociale a causa dell’emicrania, a fronte dei cinque degli uomini. Il dato più rilevante è quello dei giorni di lavoro con dolore: dodici,nove giorni all’anno per le donne e otto,nove  per gli uomini. In totale, a causa dell’emicrania, le donne perdono quattro,due  giorni di lavoro a fronte dei tre,quattro degli uomini. Secondo gli esperti delle cefalee, dall’esordio della prima emicrania alla scelta di andare presso un Centro cefalea trascorrono circa venti anni. Il mal di testa è una delle malattie più soggette a turismo sanitario: un paziente su due si sposta per curarsi. Prima di arrivare a una diagnosi ci vogliono i consulti di circa otto specialisti diversi.  Non dimentichiamo che anche i bambini ne soffrono del mal di testa.

La legge per chi ne soffre di emicrania o mal di testa

È bene sapere che, lo scorso otto luglio, il Senato ha approvato una legge secondo la quale la cefalea cronica viene riconosciuta come malattia sociale e invalidante. Per poter avere diritto ai farmaci e alle cure per il mal di testa, devono essere rispettati alcuni requisiti: una persona deve soffrirne da almeno un anno e avere un certificato medico rilasciato da un neurologo di un centro accreditato per la diagnosi e la cura delle cefalee. Nel certificato si deve affermare che il dolore influisce in modo importante e continuo sulle attività di tutti i giorni. Tra i farmaci, oltre ai classici antiemicranici, si aggiungono nuove molecole, tra le quali i ditani e i gepanti, farmaci che spengono gli attacchi emicranici e che saranno presto inclusi tra i trattamenti accreditati. Sono i primi farmaci in grado di ridurre il dolore senza causare restringimento dei vasi sanguigni. Quindi sono adatti anche adatti alle persone che, oltre all’emicrania, soffrono anche di pressione alta oppure hanno avuto un’ischemia sia cardiaca sia cerebrale e che, quindi, non possono assumere farmaci attivi sui vasi sanguigni. E bene sapere che il cioccolato stimola l’emicrania, è quindi vietato.

La FDA ha  autorizzato le nuove molecole per l’emicrania

Il lasmitidan è il primo farmaco autorizzato dalla FDA, la Food and Drug Administration, l’autorità regolatoria degli Stati Uniti d’America, per il trattamento acuto della cefalea o emicrania. Due studi di fase III hanno dimostrato una differenza significativa rispetto al placebo nella percentuale di pazienti che hanno avuto, entro due ore, la testa libera dal dolore. Nel lavoro, svolto dai ricercatori del Charité Universitäts Medizin di Berlino e dell’Università di Navarra, è stata confermata questa la capacità del lasmiditan, notando anche come riesca a togliere il sintomo più fastidioso dell’emicrania, cioè la fotofobia, la sensibilità degli occhi alla luce. Si tratta di una promettente terapia antiemicranica acuta, in particolare per i soggetti che hanno fattori di rischio per malattie di cuore, controindicazioni o effetti collaterali indesiderati ai triptani. Altra possibile indicazione è per la prevenzione della cefalea a grappolo: chi ne soffre sembra abbiano un maggior rischio di malattie cardiovascolari.

Sahalima Giovannini

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