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Dislessia, lettere distanziate aiutano la lettura

dislessia

È sufficiente distanziare le lettere per aiutare i bambini con dislessia a leggere con facilità. Una maggiore spaziatura tra le lettere, infatti, migliorerebbe la leggibilità di un testo, aumentandone di fatto la velocità di lettura oltre a ridurne alcuni errori. Lo suggerisce uno studio di Steven Stagg della Anglia Ruskin University -ARU, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Research in Developmental Disabilities.

Lettura facilitata se le lettere sono grandi

Per lo studio sono stati coinvolti 59 bambini, una parte di loro con dislessia, in un test di lettura su testi di vario tipo, con caratteri più o meno spaziati tra loro e con colori differenti. Gli esperti hanno registrato le letture dei bambini e calcolato velocità ed errori di lettura. Ebbene è emerso che il testo con spaziature ampie aumenta del 13% la velocità di lettura dei dislessici, del 5% quella dei coetanei senza dislessia. Inoltre, i dislessici fanno meno errori di lettura, in particolare si perdono meno parole del testo. È probabile che la spaziatura riduca l’effetto di affollamento delle lettere, elemento forse di disturbo. La dislessia è infatti un disagio caratterizzato da esitazione nella lettura, inversione di sillabe, sostituzione di parole ma anche da disturbi della scrittura e dell’ortografia che nei bambini può comportare ritardi scolastici.

I tipi e le cause

I tipi di dislessia più frequenti che si riscontrano nelle scuole elementari, l’età in cui è oggettivamente possibile rendersi conto del disturbo, sono quelle di tipo visivo ed uditivo, la seconda è di gran lunga la più frequente. Nel primo caso al bambino manca la capacità di coordinare e di collegare il suono di alcune lettere o di alcuni fonemi alle corrispondenti lettere scritte. Così, ad esempio, egli percepisce la differenza che intercorre tra il suono – gr – e – pr – ma non riesce a visualizzare la differenza nel modo in cui sono scritti e si confonde. Nella dislessia uditiva, al contrario, il bambino riconosce la differenza visiva delle lettere dei quali interiorizza la forma, ma non riesce a riconoscerne le differenze tra i suoni. Le ricerche più recenti sull’argomento confermano l’ipotesi di un’origine costituzionale della dislessia: una base genetica e biologica darebbe la predisposizione al disturbo, anche se ancora non ne sono stati precisati i meccanismi esatti.

L’intervento deve essere precoce

Quanto più l’intervento è precoce, tanto più si può intervenire sulla difficoltà del bambino, cercando, sia di ridurla, sia di stimolare strategie per aggirare l’ostacolo, prevenendone anche le pesanti conseguenze sul piano psicologico. Il bambino è infatti il primo a percepire la propria difficoltà, però generalmente non sa darsi spiegazioni e tutto ciò ha ripercussioni negative sulla sua autostima e in genere sulla formazione della sua personalità.  È altrettanto importante che l’ambiente familiare e scolastico vadano incontro alle difficoltà del bambino che non si possono modificare, aiutandolo nella ricerca delle strategie di compenso e nella costruzione di un’immagine di sé non fallimentare.  È poi indispensabile un adattamento della didattica alle difficoltà di apprendimento del bambino che tenga conto dei tempi e delle modalità di ogni scolaro. Per esempio sono utili la lettura silenziosa, uso di un lettore, libri parlanti, uso del registratore e l’uso del computer per la scrittura.

Sahalima Giovannini


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