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Autismo: l’importanza delle emozioni

segnali genetici autismo

E’ ormai ben risaputo che uno dei maggiori problemi per i bambini con disturbi dello spettro autistico è la percezione e la comunicazione delle emozioni: sia le proprie, sia quelle delle altre persone. L’empatia è per questo motivo difficoltosa e questo mette in crisi i rapporti interpersonali, sui quali si basano le relazioni sociali. Oggi però è possibile avere maggiori informazioni su come le persone con autismo percepiscono le emozioni.

La scoperta dello studio delle emozioni negli autistici

Uno studio dell’Università di Trento e della Stony Brook University di New York, pubblicato in versione pre-print sulla rivista Biological Psychiatry: Cognitive Neuroscience and Neuroimaging, mette in discussione molte convinzioni sul rapporto fra autismo ed emozioni. Tutto questo apre a nuovi scenari per migliorare le condizioni di vita e le relazioni sociali delle persone affette da disturbi dello spettro autistico. Lo studio mostra come le emozioni facciali sono codificate nel cervello delle persone con autismo e come, con l’apprendimento automatico, viene realizzata una rappresentazione dei modelli neurali che ogni cervello applica per decodificare le emozioni. Leggere le espressioni facciali e decodificare le emozioni è difficile per chi è affetto da disturbi dello spettro autistico.  La ragione non sta, come si pensava in passato, nella capacità di codifica dei segnali neurali da parte del cervello, ma piuttosto nei problemi nella traduzione delle informazioni. Un problema che in questo periodo si acuisce anche a causa delle misure di contenimento della pandemia, a causa dell’uso costante di mascherine. Queste limitano l’espressività del viso e quindi una minore disponibilità di informazioni sulle emozioni. I risultati dello studio suggeriscono che bisognerebbe concentrarsi su come aiutare il cervello a trasmettere una codifica intatta del messaggio e che veicoli l’emozione correttamente percepita.

Altre prospettive terapeutiche per l’autismo

L’autismo è un disordine neurobiologico sempre più diffuso tra le nuove generazioni. Alcuni studi recenti hanno fatto emergere come un ruolo significativo nel sostenere e nell’aggravare i sintomi potrebbe essere giocato da una forma didisbiosi, ossia ad una alterazione della flora batterica intestinale, il cosiddetto microbiota. Riequilibrare questo universo di batteri buoni per la salute anche mentale potrebbe rappresentare una possibilità di trattamento significativa almeno per alcune forme di autismo. Si sta indagando anche sul ruolo dei geni. Uno studio pubblicato sulla rivista Clinical Epigenetics, mostra come alcuni biomarcatori identificati nello sperma potrebbero indicare la predisposizione maschile a concepire bambini affetti da autismo. I biomarcatori sono epigenetici, quindi possono provocare dei cambiamenti nei fattori molecolari che regolano l’attività del genoma, come l’espressione genica, indipendentemente dalla sequenza del DNA. Questo, in alcuni casi, potrebbe provocare il disturbo autistico nei propri figli e trasmetterlo alle generazioni future. In un futuro, test come questi potranno determinare se un uomo è ad alto rischio di concepire un figlio con un disturbo autistico, anche in vista della fecondazione assistita.

Sahalima Giovannini

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