

Un recente studio tedesco, pubblicato su Science Advances, svela che le capacità cognitive del cervello raggiungono il picco massimo tra i 41 e i 46 anni. Questo studio suggerisce che, contrariamente alle vecchie credenze, le abilità cognitive continuano a crescere ben oltre i trent’anni e il loro declino non è inevitabile, specialmente per coloro che ne fanno un uso costante.
È stato dimostrato che le competenze come la lettura, la scrittura e il calcolo migliorano fino ai 41 anni stabilizzandosi successivamente, le competenze declinano leggermente e comunque solo se non utilizzate o sottoutilizzate. Gli adulti tedeschi tra i 16 e i 65 anni partecipanti allo studio hanno permesso di misurare l’evoluzione delle competenze nel tempo, mostrando come l’uso frequente delle abilità cognitive nelle attività quotidiane permetta di mantenerle vive e inalterate. L’analisi delle competenze ha mostrato differenze significative nei profili di età e abilità, variando a seconda dell’uso delle capacità. Le persone che utilizzano frequentemente le proprie competenze, sia a casa sia sul lavoro, non sperimentano un declino percepibile delle stesse fino ai 65 anni. Questo suggerisce l’importanza di un allenamento costante per prevenire il decadimento cognitivo. Interessante è la differenza osservata tra uomini e donne, con queste ultime che tendono a registrare maggiori perdite di competenze in età avanzata, soprattutto in ambito matematico.
Le implicazioni di questi risultati sono numerose e influenzano anche la nostra vita quotidiana. Contrastare l’invecchiamento mentale richiede un impegno attivo nel mantenere le nostre menti attive, una pratica che trova sostegno nella psicologia e nella neuroscienza. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’invecchiamento cognitivo non è un destino inevitabile ma è influenzato da fattori sociali, culturali e comportamentali. Ad esempio, un’alimentazione equilibrata e un regolare esercizio fisico possono sostenere la salute dei neuroni e quindi del cervello in generale.
Un’interessante strada per mantenere attivo il cervello è attraverso la musica. Un altro studio condotto dall’Università di Exeter, in Gran Bretagna, ha esaminato più di mille adulti, dimostrando che suonare uno strumento musicale, in particolare il pianoforte, o cantare in un coro, può migliorare le funzioni cognitive anche in età avanzata. La musica non solo migliora aspetti cognitivi come la memoria episodica e semantica ma agisce anche come un potente strumento di prevenzione contro il decadimento cognitivo lieve e la demenza. Le ultime ricerche nel campo suggeriscono che una continua attività intellettuale e fisica può essere una chiave per un invecchiamento sano, contribuendo non solo a mantenere viva la propria autonomia ma anche a ridurre il carico economico e organizzativo sulla società. Con questi strumenti possiamo guardare avanti con ottimismo, sapendo che la prevenzione e un corretto stile di vita possono fare la differenza per il nostro benessere mentale negli anni a venire.
Sahalima Giovannini
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