Quando Internet diventa una dipendenza: i segnali

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Quando Internet diventa una dipendenza: i segnali

dipendenza da internet
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L’utilizzo di Internet è ormai parte integrante della vita quotidiana. Si studia, si lavora, si comunica e ci si diverte attraverso smartphone, tablet e computer. Tuttavia, quando il tempo trascorso online smette di essere una scelta e diventa un bisogno incontrollabile, possono comparire le caratteristiche di quella che gli specialisti definiscono uso problematico di Internet – Problematic Use of the Internet, PUI – una condizione che negli ultimi anni sta attirando crescente attenzione da parte della comunità scientifica internazionale.

Congresso Internazionale sulle Dipendenze svoltosi a Parigi nel 2026

Esperti di salute mentale hanno sottolineato come il fenomeno rappresenti una delle nuove sfide della psichiatria e della sanità pubblica. Se fino a pochi decenni fa il concetto di dipendenza era quasi esclusivamente associato ad alcol, droghe o farmaci, oggi sappiamo che anche alcuni comportamenti possono attivare gli stessi circuiti cerebrali della ricompensa, generando meccanismi molto simili alle dipendenze da sostanze. Le attività online che possono diventare problematiche sono numerose. Tra le più frequenti troviamo i videogiochi, i social network, il gioco d’azzardo, lo shopping compulsivo, la consultazione di materiale pornografico e, più in generale, la continua ricerca di stimoli digitali. Non significa che utilizzare questi strumenti equivalga automaticamente a sviluppare una dipendenza, ma in alcune persone il controllo sul comportamento può progressivamente ridursi. Gli specialisti individuano alcuni segnali caratteristici. Il primo è il craving, cioè il desiderio intenso e persistente di collegarsi alla rete. A questo si aggiunge la perdita di controllo: il ragazzo si ripromette di restare online pochi minuti ma finisce per trascorrere ore davanti allo schermo. Con il tempo vengono trascurati lo studio, il sonno, le relazioni familiari, gli amici, lo sport e le altre attività quotidiane.

Quando il bisogno di rimanere connessi continua a prevalere

Un altro elemento importante è la prosecuzione del comportamento nonostante le conseguenze negative. Anche quando il rendimento scolastico peggiora, aumentano i conflitti con i genitori o compaiono disturbi del sonno, il bisogno di rimanere connessi continua a prevalere. In alcuni casi si osservano anche fenomeni simili alla tolleranza, con la necessità di aumentare progressivamente il tempo trascorso online, e sintomi di irritabilità, agitazione o nervosismo quando l’accesso viene limitato. Le classificazioni internazionali hanno già iniziato a riconoscere alcune di queste condizioni. Il disturbo da gioco d’azzardo è ormai considerato una vera dipendenza comportamentale, mentre il disturbo da videogiochi è stato inserito nella classificazione internazionale delle malattie come comportamento da dipendenza. Rimangono invece ancora oggetto di studio altre forme di utilizzo problematico di Internet, come l’abuso dei social network o dello shopping online.

Uno degli aspetti che maggiormente preoccupa riguarda gli adolescenti.

Diversi studi hanno evidenziato un’associazione tra uso problematico di Internet, depressione, ansia, disturbo da deficit di attenzione e iperattività – ADHD, isolamento sociale e aumento del rischio di comportamenti autolesivi e suicidari. Secondo alcuni ricercatori, soprattutto durante l’adolescenza queste difficoltà psicologiche possono essere una conseguenza dell’eccessiva esposizione digitale, piuttosto che la causa iniziale del comportamento compulsivo. Le ricerche più recenti indicano inoltre che alla base del problema possono contribuire una scarsa regolazione delle emozioni e una ridotta capacità di controllare gli impulsi. Quando il ragazzo non riesce a gestire frustrazione, noia, solitudine o ansia, Internet può trasformarsi in una strategia di fuga apparentemente efficace ma destinata, nel tempo, ad aggravare il disagio. Nonostante il crescente numero di studi, gli esperti riconoscono che esistono ancora molte difficoltà nella diagnosi e nella cura. Le ricerche disponibili sono spesso condotte su gruppi poco numerosi, utilizzano criteri differenti e rendono difficile confrontare i risultati. Per questo motivo la comunità scientifica ritiene indispensabile definire criteri diagnostici condivisi che consentano di identificare precocemente i casi realmente patologici e distinguere un uso intenso, ma ancora fisiologico, da una vera dipendenza.

La prevenzione resta oggi lo strumento più efficace

In famiglia è importante educare i figli a un utilizzo consapevole delle tecnologie, stabilendo tempi di utilizzo adeguati all’età, favorendo il dialogo e offrendo occasioni concrete di socializzazione, attività sportive e interessi culturali. Anche la scuola può svolgere un ruolo fondamentale nell’insegnare il benessere digitale e nell’aiutare i ragazzi a riconoscere i segnali di un rapporto poco sano con la tecnologia. Gli esperti propongono inoltre interventi di sanità pubblica sempre più incisivi: messaggi di avvertimento sulle piattaforme digitali, limiti di accesso in base all’età, maggiore tutela dei minori e strumenti di controllo parentale più efficaci. L’obiettivo non è demonizzare Internet, che rappresenta una straordinaria risorsa educativa e relazionale, ma imparare a utilizzarlo senza diventarne dipendenti. La vera sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: mantenere il controllo della tecnologia, evitando che sia la tecnologia a controllare noi.

Dott.ssa Rosalba Trabalznii
Medico Psichiatra — Psicoterapeuta CBT — Laurea in Psicologia clinica

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