

L’abuso è qualsiasi modo in cui si tratta un bambino che gli provoca dolore o danno. L’abuso non va mai bene e non è mai colpa del bambino. Quando qualcuno fa male a un minore, fisicamente o psicologicamente, si crea una ferita che può durare a lungo: per questo è importante sapere riconoscere i senali e chiedere aiuto. Per questo insegniamo ai ragazzini cosa si intende per abuso e cosa fare, se dovesse accadere
L’abuso fisico consiste nel ferire il corpo: colpire con le mani o con oggetti come cinture, strattonare, spingere, soffocare, tirare con forza o calciare. I segni più evidenti sono lividi, tagli, ferite o movimenti innaturali; ma ci sono anche episodi meno evidenti che fanno comunque male. L’abuso emotivo significa far soffrire con parole e atteggiamenti: urla continue, insulti, umiliazioni, minacce ripetute e comportamenti freddi o crudeli che fanno sentire il bambino inutile o spaventato. Anche se è normale che un genitore si arrabbi ogni tanto, la cattiveria costante e le parole che spezzano l’autostima sono dannose e non devono essere sottovalutate.
L’abuso sessuale riguarda ogni tocco o comportamento a sfondo sessuale verso le parti intime di un bambino, le parti coperte dal costume o dalla biancheria intima, o quando si chiede al bambino di toccare, guardare immagini o eseguire atti sessuali. Può essere compiuto da un adulto o da un altro ragazzo più grande. Spesso chi abusa cerca di convincere il bambino a mantenere il silenzio, presentando quanto accade come un segreto; ma questo non è un segreto che il bambino debba custodire. Se qualcuno chiede o impone qualcosa che ti mette a disagio o ti fa male, è abuso e devi parlarne con un adulto di fiducia.
Parlare è il primo passo per stare meglio. Puoi confidarti con un genitore o chi si prende cura di te; se non ti è possibile, rivolgiti a una figura presente a scuola: un insegnante, un consigliere, l’infermiera scolastica. Anche la mamma o il papà di un amico o un altro adulto di famiglia possono aiutare. Non importa come scegli di comunicare: di persona, al telefono, con un messaggio scritto o una lettera. Puoi iniziare con una frase semplice come – Devo parlare, ho bisogno di aiuto – e poi spiegare cosa ti sta succedendo. Se la prima persona a cui ti rivolgi non interviene o non ti protegge, continua a cercare un altro adulto finché qualcuno non farà qualcosa per te. Non fermarti dopo il primo tentativo. Se non hai nessun adulto vicino a cui rivolgerti, esistono anche servizi telefonici e online che ascoltano i bambini e offrono supporto gratuito, attivo 24 ore su 24. È importante sapere che chiedere aiuto non mette nei guai: è un atto di coraggio che può fermare l’abuso e avviare il percorso di guarigione.
Spesso il bambino è minacciato o convinto a restare in silenzio. Ma il silenzio non è obbligatorio e non devi continuare a portare questo peso da solo. Anche se fai fatica, prova a raccontare quello che è successo a qualcuno di cui ti fidi. Ogni parola che dici può allontanarti dalla paura e avvicinarti alla protezione. Gli adulti che aiutano i bambini vittime di abuso offrono due tipi di sostegno fondamentali. In primo luogo si occupano della sicurezza: prendono misure per fermare l’abuso e proteggere il bambino e, se necessario, altri membri della famiglia. In secondo luogo aiutano con il lato emotivo: subire abusi è uno stress profondo e può provocare paura, tristezza, stanchezza, rabbia o vergogna. Con l’aiuto giusto — ascolto, cure, eventuale terapia — il bambino può iniziare a elaborare il trauma e a recuperare fiducia in sé stesso e negli altri.
Rossi Lina