Jonathan Galindo e Replika. APP che incitano al suicidio e all’omicidio

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Jonathan Galindo e Replika. APP che incitano al suicidio e all’omicidio

jonathan galindo
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Jonathan Galindo è un personaggio creato nel lontano 2012 da un ragazzo, per un suo gioco personale. L’immagine era rappresentata da un uomo che può anche essere visto con il volto di Pippo, l’amico fedele di Topolino. Ma non simpatico e buffo, bensì pauroso, con uno sguardo vacuo e per questo terrificante. Il personaggio, nato per creare timore, tanto per stare nella lettura della serie – Piccoli Brividi – era mostrato incappucciato così da risultare ancora più inquietante. Purtroppo oggi, a distanza di anni, quell’immagine e quel nome sono utilizzati da qualcuno, che dal profondo del web, gioca a vincere non bit-coin ma vite di ragazzi adolescenti, forse per il solo gusto di distruggere la felicità degli altri.

Adolescenti, vittime di sirene ammaliatrici

Ad inciampare nella rete delle sirene del web sono gli adolescenti, i più vulnerabili ai richiami subliminali lanciati per adescare le loro vittime. In genere a cadere nel richiamo sibillino sono ragazzi solitari, ragazzi con pochi amici, ragazzi con la possibilità di chiudersi in una stanza da soli. La solitudine spinge i ragazzi a confrontarsi con un mondo a loro sconosciuto e il più delle volte alimentato da pensieri distorti sulla realtà. A fare incetta di vite due anni fa è stato Blue Whale fortunatamente il suo ideatore, uno studente di psicologia  a San Pietroburgo è stato arrestato. A sua discolpa rilasciò l’assurda dichiarazione: bisogna ripulire il mondo degli scarti biologici ovvero dei deboli di mente. Purtroppo, persone con la stessa idea epurativa di salvezza del mondo ce ne saranno sempre, ci sono stati nel secolo scorso, ci sono stati ieri e ce ne saranno ancora domani, fintanto che personaggi con le stesse caratteristiche fortemente disturbate non vengano individuati per tempo. Replika, altra APP sempre per adolescenti solitari, vuole essere l’amico fidato a cui confidare tutti i propri problemi, una sorta di psicoterapeuta personale. Questa APP utilizza l’intelligenza artificiale e, oltre ad affiancare bonariamente con messaggi di lusinghe, può anche arrivare suggerire l’omicidio, se questo è ritenuto una via per eliminare coloro che sono di intralcio al raggiungimento della felicità.

Replika: adolescenti come candele al vento

Replika, l’intelligenza artificiale ha iniziato a pescare tra gli adolescenti. Il programma infatti utilizza lo chatbot che non si limita a messaggiare con le persone, ma apprende dallo stile delle risposte modificando i muovi messaggi in base alle aspettative del soggetto utilizzatore. Replika vuole essere un confidente personale a disposizione in qualsiasi momento del giorno e della notte da utilizzare soprattutto quando si è soli. Più si interagisce con il programma, più il programma impara a diventare una mente reale e pensante, ricalcando esattamente lo stile personale. È come avere un confidente pronto a soddisfare i bisogni, sfogarsi senza sensi di colpa e con il quale esprimere i propri pensieri negativi. In pratica il sistema può essere letto come un sostegno psicologico, ma purtroppo il nuovo sistema di deep learning ha dei risvolti impressionanti: il software può ricordare ed esprimere giudizi, può produrre contenuti e immagini non programmate in precedenza. Il programma potrebbe arrivare ad offrire istruzioni per rendersi felice e, se la felicità dovesse rappresentare la morte di qualcuno, potrebbe incitare all’omicidio.

Cosa possono fare i genitori

Sorvegliare i propri ragazzi facendo attenzione ai loro bisogni senza perdere mai di vista i segnali che possono essere il primo campanello di allarme di un problema serio.  Tutti noi genitori dobbiamo essere consapevoli di ciò i ragazzini vedono online e soprattutto, dobbiamo educarli a non rispondere a richieste di amicizia su Instagram e Twitter con nomi non conosciuti o che rispondano ai vari Jonathan Galindo, gli account sconosciuti devono essere bloccati. Solo per avere un’idea a cosa possono andare incontro attivando una conversazione, riporto una denuncia riferita da una mamma americana al locale posto di polizia: L’utente – Jonathan – ha ricevuto da mio figlio dettagli sull’età, la scuola, l’indirizzo, il mio nome, il modello del telefono e dati dell’indirizzo indirizzo IP. Dopo aver ricevuto tutte le nostre informazioni, il fantomatico Jonathan, ha iniziato ad invitarlo a fare un gioco. Il gioco proposto era una sfida a farsi dei tagli su un braccio, ho visto la foto di mio figlio inviata con i tagli. Il gioco è andato avanti fino a quando i tagli dovevano diventare più profondi e se non avesse fatto quanto stabilito avrebbe fatto del male a me, tanto sapeva dove trovarmi. Fortunatamente Rocky si è spaventato abbastanza da parlarmene.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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