

Passeggiate nei boschi, picnic nei prati, trekking in montagna e giornate trascorse nella natura sono tra i piaceri dell’estate. In questi stessi ambienti, però, è aumentata anche la presenza delle zecche, piccoli parassiti ematofagi che possono attaccare indistintamente animali e persone. I cambiamenti climatici, con inverni sempre più miti e stagioni calde più lunghe, ne hanno favorito la diffusione anche in aree dove fino a pochi anni fa erano poco frequenti. Le zecche non saltano e non volano. Restano in attesa sulla vegetazione bassa, tra erba alta, cespugli e foglie, fino a quando un animale o una persona sfiorano il punto in cui sono appostate. A quel punto si attaccano alla pelle e iniziano a nutrirsi di sangue. Il morso è generalmente indolore, motivo per cui spesso passa inosservato.
In Italia la malattia trasmessa più frequentemente dalle zecche è la malattia di Lyme, provocata da un batterio del genere Borrelia. Il segnale più caratteristico è la comparsa, alcuni giorni dopo il morso, di una chiazza arrossata che tende ad allargarsi progressivamente. Se riconosciuta precocemente, può essere trattata efficacemente con antibiotici. Più rara, ma potenzialmente più grave, è la meningoencefalite da zecca – Tick-Borne Encephalitis o TBE – causata da un virus trasmesso soprattutto dalla zecca Ixodes ricinus. In Italia la TBE è presente principalmente nelle regioni del Nord e del Nord-Est, ma negli ultimi anni sono stati segnalati casi anche in altre aree montane. La malattia può iniziare con sintomi simili a quelli di un’influenza: febbre, mal di testa, dolori muscolari e stanchezza. Dopo alcuni giorni di apparente miglioramento, in una parte dei pazienti il virus può interessare il sistema nervoso centrale provocando meningite o encefalite, condizioni che richiedono il ricovero ospedaliero.
Per la malattia di Lyme non esiste attualmente un vaccino disponibile per la popolazione. Diverso è il caso della TBE. Esiste un vaccino sicuro ed efficace, raccomandato alle persone che vivono o lavorano nelle aree a rischio oppure che frequentano abitualmente boschi e montagne per attività sportive, escursionistiche o professionali. Il ciclo vaccinale prevede tre dosi iniziali, seguite da richiami periodici secondo l’età e il rischio di esposizione. Chi programma vacanze o trekking nelle zone dove la TBE è diffusa dovrebbe informarsi con il proprio medico diversi mesi prima della partenza, così da completare la vaccinazione in tempo utile.
La prevenzione inizia dall’abbigliamento. Nei boschi e nelle aree erbose è consigliabile indossare pantaloni lunghi infilati nei calzettoni, scarponcini chiusi e maglie a maniche lunghe. I colori chiari facilitano l’individuazione delle zecche prima che raggiungano la pelle. I repellenti contenenti principi attivi autorizzati possono essere applicati sulla pelle esposta e sugli indumenti, seguendo attentamente le indicazioni riportate in etichetta, soprattutto nei bambini. Al termine dell’escursione è buona norma fare una doccia e controllare accuratamente tutto il corpo, prestando particolare attenzione alle ascelle, all’inguine, dietro le ginocchia, all’ombelico, al cuoio capelluto e dietro le orecchie. Anche gli animali domestici devono essere ispezionati al rientro.
Se la zecca è ancora attaccata alla pelle, va rimossa il prima possibile utilizzando una pinzetta a punta sottile. Occorre afferrarla il più vicino possibile alla cute ed estrarla con una trazione lenta e costante, evitando di schiacciare il corpo del parassita. Non bisogna utilizzare olio, alcol, benzina, acetone, creme o fonti di calore nel tentativo di farla staccare, perché questi rimedi possono aumentare il rischio di trasmissione di eventuali microrganismi. Dopo la rimozione è sufficiente lavare la zona con acqua e sapone e disinfettarla. Nelle settimane successive è importante osservare la comparsa di febbre, eritemi cutanei, malessere generale o sintomi neurologici e, in caso di dubbi, consultare tempestivamente il medico. La maggior parte dei morsi di zecca non provoca alcuna conseguenza. Tuttavia, conoscere i comportamenti corretti consente di ridurre in modo significativo il rischio di infezioni e di vivere serenamente le attività all’aria aperta. Una semplice ispezione della pelle al rientro da una passeggiata può rappresentare il gesto più efficace per proteggere tutta la famiglia.
Rossi Lina