

Il morbo di Parkinson è una malattia neurologica cronica che colpisce principalmente le persone anziane, anche se in alcuni casi può manifestarsi prima dei 60 anni. Si tratta di una patologia progressiva che interessa specifiche aree del cervello responsabili del controllo dei movimenti e di molte altre funzioni dell’organismo. Alla base della malattia vi è la progressiva perdita di cellule nervose che producono dopamina, una sostanza fondamentale per coordinare correttamente i movimenti. Quando la quantità di dopamina diminuisce, il cervello fatica a trasmettere i segnali necessari per controllare muscoli, equilibrio e coordinazione. In Italia migliaia di famiglie convivono con questa condizione. L’invecchiamento della popolazione rende il Parkinson una sfida sanitaria sempre più importante, richiedendo una maggiore attenzione ai segnali iniziali che spesso vengono confusi con il normale avanzare dell’età.
I primi segnali della malattia tendono a comparire lentamente e possono passare inosservati per mesi o addirittura anni. Nella maggior parte dei casi i sintomi iniziano da un solo lato del corpo e continuano a essere più evidenti su quel lato anche nelle fasi successive.
Con il progredire della malattia possono comparire problemi di equilibrio e postura. La persona tende a incurvare il tronco in avanti e diventa più vulnerabile alle cadute.
Il Parkinson non colpisce soltanto il movimento. Esistono infatti sintomi meno evidenti che possono manifestarsi anche anni prima dei tremori. Tra questi vi sono i disturbi del sonno, i frequenti risvegli notturni, la sindrome delle gambe senza riposo e una sensazione di stanchezza persistente durante il giorno. Molti pazienti riferiscono una perdita o una riduzione dell’olfatto, un sintomo spesso trascurato ma considerato oggi uno dei possibili campanelli d’allarme precoci. Anche la stitichezza cronica può essere associata alla malattia. Alcune persone presentano inoltre problemi urinari, difficoltà nella deglutizione e un aumento della salivazione. La voce può diventare più bassa, monotona e meno espressiva. La scrittura tende a rimpicciolirsi progressivamente e a risultare meno leggibile. Non devono essere ignorati neppure i cambiamenti dell’umore. Ansia, depressione, irritabilità e perdita di interesse per le attività quotidiane possono accompagnare il decorso della malattia.
Attualmente non esiste una terapia in grado di guarire definitivamente il Parkinson. Tuttavia i trattamenti disponibili consentono di controllare efficacemente molti sintomi e migliorare significativamente la qualità della vita. Il farmaco più utilizzato è la levodopa, una sostanza che il cervello trasforma in dopamina. Spesso viene associata ad altri medicinali che ne aumentano l’efficacia e riducono gli effetti collaterali. Esistono inoltre farmaci che imitano l’azione della dopamina o che rallentano la sua degradazione nel cervello. La scelta terapeutica viene personalizzata in base all’età del paziente, ai sintomi presenti e alla fase della malattia. Nei casi più complessi può essere presa in considerazione la stimolazione cerebrale profonda, una procedura neurochirurgica che utilizza elettrodi impiantati in specifiche aree del cervello per controllare tremori e rigidità. Accanto alle terapie farmacologiche assumono un ruolo fondamentale la fisioterapia, la logopedia e la terapia occupazionale. Anche l’attività fisica regolare rappresenta uno strumento prezioso per mantenere mobilità, equilibrio e autonomia. Per i familiari il messaggio più importante è uno: non attribuire automaticamente tremori, lentezza o cambiamenti comportamentali all’invecchiamento. Una valutazione neurologica precoce permette infatti di iniziare tempestivamente le cure e di preservare più a lungo l’indipendenza e il benessere della persona.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Medico Psichiatra – Laurea in Psicologia Clinica