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Una cameretta per due

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Come aiutare i fratelli a condividere lo stesso spazio e cosa fare quando il bisogno di intimità cresce

Fino a quando i bambini possono condividere la stessa cameretta? Quando cominceranno a “non sopportarsi” più?. E cosa fare per limitare i conflitti? Alle prese con case sempre più piccole molti genitori arrivano prima o poi a frasi queste domande. Per i bambini più piccini condividere lo “spazio-cameretta” con un fratello o una sorella non è un problema, anzi rappresenta spesso un fattore di serenità. Ma con il passare degli anni – quando caratteri, gusti e preferenze cominciano a delinearsi – quello che un tempo sembrava essere un guscio di protezione rischia di trasformarsi rapidamente in una trappola soffocante, troppo piccola per due. Ed ecco che si deve decidere cosa fare.

Se la casa non pone problemi di metratura, la cosa migliore è permettere ai figli di gestire uno spazio tutto loro, da personalizzare e vivere, senza che tutto ciò si trasformi comunque in una porzione di casa-tabù per tutto il resto della famiglia. Qualora invece la casa non permetta soluzioni alternative alla condivisione forzata di uno spazio la scelta sembrerebbe non porsi. “Stessa cameretta!”. Ma avere uno stesso spazio non deve per forza voler dire non avere uno spazio proprio, che parli di sé. Dividendo infatti lo spazio in modo equo – aiutati da genitori-arbitri delle libertà individuali – i figli devono poter personalizzare la propria parte di cameretta, così che tutto quello che ne fa parte (libri, giochi, poster eccetera) possa parlare della persona che la occupa. Nessuno dei due bambini deve correre il rischio di sentirsi ospite “scomodo” in uno spazio che di diritto gli appartiene.

Se la differenza d’età tra i fratelli è di pochi anni la soluzione per una pacifica convivenza sarà più semplice. Le cose si complicano quando il più grande arriva agli anni dell’adolescenza, tanto più se stiamo parlando di fratelli di sesso diverso. In questo caso è necessario tenere presenti i “bisogni” del più grande. La necessità di una spazio proprio, il bisogno di solitudine, la difesa della propria intimità sono esigenze proprie del passaggio dall’infanzia all’età adulta. Esigenze che vanno tenute in considerazione, accettando qualche rinuncia. Quando la convivenza tra i fratelli diventa impossibile non resta che “sacrificare” la nostra sala da pranzo, creando uno spazio per il più piccolo. Una scrivania per fare i compiti, una piccola libreria per conservare le cose di utilizzo quotidiano ed un divano letto spesso risolvono il conflitto. Aprendone un altro, tutto interiore e personale. Quando vi scoprirete a pensare con gioia al giorno in cui i figli lasceranno “libera” la vostra casa, non abbiate paura o vergogna del vostro pensiero. E’ un pensiero “sano”. Vuol dire che siete coscienti della crescita dei vostri figli, consapevoli delle loro esigenze ma non dimentichi delle vostre. Niente di meglio per vivere il distacco che genitori e figli devono saper affrontare con serenità.

 

Dott.ssa Ilaria Ronchetti
Psicologo

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