

Essere il primo o il secondo figlio potrebbe associarsi a una diversa probabilità di sviluppare alcune malattie nel corso della vita. A suggerirlo è un imponente studio dell’Università di Chicago, pubblicato sulla rivista Nature Health, che ha esaminato le informazioni sanitarie di oltre 10 milioni di persone appartenenti a 5,1 milioni di famiglie statunitensi con due figli. I risultati mostrano alcune differenze: tra i primogeniti sono risultate più frequenti le diagnosi di allergie, disturbi del neurosviluppo e problemi dermatologici; tra i secondogeniti, invece, gastrite, emicrania, herpes zoster e disturbi collegati all’abuso di sostanze. Attenzione, però: l’ordine di nascita non determina il futuro di un bambino e non rappresenta la causa diretta di queste condizioni.
I ricercatori hanno utilizzato il grande archivio sanitario Merative MarketScan, contenente i dati delle assicurazioni private americane raccolti tra il 2003 e il 2024. Sono state esaminate 569 malattie, confrontando i primogeniti con i secondogeniti attraverso due differenti metodi. Nel primo caso, circa 1,6 milioni di primogeniti sono stati abbinati ad altrettanti secondogeniti appartenenti a famiglie diverse, ma simili per sesso, anno di nascita, età dei genitori, area di residenza e distanza di età tra fratelli. Nel secondo confronto sono stati studiati i due figli della stessa famiglia. Questa metodologia permette di ridurre l’influenza di numerosi elementi condivisi, come il patrimonio genetico, la condizione economica, l’ambiente domestico, il luogo in cui si vive e l’atteggiamento dei genitori nei confronti della salute. Tra le 418 malattie per le quali erano disponibili dati sufficienti, 150 hanno mostrato un’associazione statisticamente significativa con l’ordine di nascita. La concordanza generale dei risultati ottenuti con i due metodi ha rafforzato l’attendibilità delle osservazioni.
Nei figli maggiori sono risultate più frequenti allergie alimentari, rinite allergica, asma e alcune patologie dermatologiche, tra cui l’acne. Una possibile interpretazione richiama la cosiddetta ipotesi dell’igiene. Il secondogenito, vivendo fin dalla nascita con un fratello più grande, potrebbe entrare prima in contatto con una maggiore varietà di microrganismi. Questa esposizione contribuirebbe ad allenare il sistema immunitario, favorendo una maggiore tolleranza e riducendo la probabilità di alcune manifestazioni allergiche. La distanza di età sembra avere un ruolo: il vantaggio osservato nei secondogeniti rispetto alla rinite allergica tende infatti a diminuire quando aumenta l’intervallo dalla nascita del fratello maggiore. Tra i primogeniti sono risultate più frequenti anche diagnosi di autismo, ADHD, tic, sindrome di Tourette sindrome di Tourette e disturbo ossessivo-compulsivo. Differenze più contenute sono state rilevate per ansia, depressione e disturbi alimentari. Nel confronto tra famiglie diverse, i secondogeniti presentavano una probabilità di diagnosi di autismo inferiore di circa il 26%. Questo dato non significa, però, che nascere per primi aumenti del 26% il rischio di sviluppare autismo: descrive una relazione statistica tra ordine di nascita e diagnosi, non un rapporto di causa ed effetto. Le spiegazioni possibili comprendono fattori biologici collegati alla successione delle gravidanze, differenze nell’ambiente familiare e una maggiore attenzione dei genitori verso lo sviluppo del primo figlio, che potrebbe favorire l’individuazione precoce di eventuali difficoltà.
Per i secondi figli le associazioni più evidenti hanno riguardato gastrite e duodenite, sindrome dell’intestino irritabile, microbioma emicrania, herpes zoster e abuso di sostanze. Le ragioni non sono ancora chiare e potrebbero comprendere fattori biologici, comportamentali e sociali.
Gli stessi autori invitano alla prudenza. I dati provengono da famiglie americane con un’assicurazione sanitaria privata e potrebbero non rappresentare l’intera popolazione. Inoltre, le informazioni sono ricavate dalle diagnosi registrate nei sistemi assicurativi e non da persone seguite direttamente nel tempo. L’ordine di nascita può dunque rappresentare uno dei numerosi tasselli che contribuiscono a modellare la salute, ma non è una condanna né uno strumento per prevedere quali malattie avrà un bambino. Patrimonio genetico, gravidanza, ambiente, relazioni familiari, condizioni sociali e stili di vita continuano a interagire tra loro. Per i genitori, il messaggio più importante resta evitare confronti ed etichette: ogni figlio possiede una storia personale e un percorso di sviluppo unico.
Fonte scientifica: Nature Health – Birth order and disease risk across the human phenome.
Rossi Lina