

Ansia da separazione, questo stato emotivo, caratterizzato dalla paura e dall’angoscia che il bambino prova quando viene separato dalle figure di attacco primario, solitamente i genitori, è un processo naturale e riflette il forte legame affettivo tra il bambino e chi di lui si prende cura quotidianamente.
I neonati tendono ad adattarsi abbastanza facilmente a diversi caregiver, purché le loro esigenze primarie siano soddisfatte. Tuttavia, tra i 4 ed i 7 mesi, si sviluppa nel bambino il concetto di permanenza dell’oggetto, il piccolo inizia a capire che le persone e le cose continuano ad esistere anche quando non sono visibili. Questa consapevolezza può generare ansia quando il genitore si allontana, poiché il bambino non ha ancora sviluppato il senso del tempo e non comprende che la separazione è temporanea. L’ansia da separazione raggiunge spesso il suo picco tra gli 8 mesi e l’anno di età. In questa fase della vita, i bambini possono diventare agitati quando un genitore cerca di allontanarsi, manifestando comportamenti come pianto intenso, aggruppamento fisico e rifiuto dell’attenzione da parte di altre persone. Questi episodi possono verificarsi in varie situazioni, dal semplice passaggio del genitore in un’altra stanza al momento di lasciare il bambino all’asilo nido.
Alcuni bambini potrebbero sperimentare l’ansia da separazione più tardi, tra i 18 mesi ei 2 anni e mezzo, mentre altri potrebbero non viverla affatto, così come l’intensità può variare da bambino a bambino. Fattori esterni come cambiamenti nella routine, l’arrivo di un fratellino o una sorellina, un trasloco o tensioni familiari possono intensificare questi sentimenti di ansia. Per i genitori, gestire l’ansia da separazione del proprio figlio può essere emotivamente impegnativo. Da un lato può essere gratificante sentire che il bambino è così attaccato, dall’altro può generare sensi di colpa quando si deve lasciarlo per andare al lavoro o prendersi del tempo per sé. È fondamentale ricordare che questa fase è un segno positivo di un attaccamento sano e che, col tempo, il bambino imparerà che il genitore torna sempre.
È importante scegliere il momento giusto per le separazioni, evitando di lasciare il bambino quando è stanco o affamato. La pratica graduale della separazione, introducendo nuove persone e luoghi in modo progressivo, può aiutare il bambino ad adattarsi. Creare un rituale di saluto, mantenendo la calma e mostrando fiducia, può offrire sicurezza al bambino. È fondamentale mantenere le promesse sul ritorno, utilizzando concetti temporali che il bambino possa comprendere. Chi si prende cura del bambino sofferente da ansia da separazione, può utilizzare la distrazione con giochi, canzoni o attività sono abbastanza efficaci. È importante rispondere alle domande del bambino in modo semplice e rassicurante, aiutandolo a gestire la mancanza dei genitori senza negare i suoi sentimenti. Si può dire, ad esempio: Capisco che ti manca la mamma, è normale. Tornerà presto e intanto possiamo divertirci insieme.
Tuttavia, se persiste l’intensità nell’età scolare o interferisce in modo significativo con le attività quotidiane, potrebbe essere necessario consultare un pediatra o uno neuropsichiatra dell’infanzia. Sintomi come attacchi di panico, incubi ricorrenti sulla separazione, paura eccessiva di dormire da soli o preoccupazioni intense di essere rapiti o persi potrebbero indicare un disturbo. Con pazienza, comprensione e strategie adeguate, genitori e caregiver possono aiutare i bambini a superare questa fase, promuovendo la loro indipendenza e rafforzando il legame affettivo. Non dimentichiamo: ogni bambino è unico e può richiedere approcci diversi, ma con amore e costanza, questa sfida può essere superata, contribuendo alla crescita emotiva del bambino.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it
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