Il problema riguarda una fascia sempre più ampia di persone e non risparmia i più piccoli. Per loro, però, la crisi è spesso connessa all’angoscia di una separazione dai genitori.
Gli attacchi di panico colpiscono una sempre più ampia fascia di popolazione (dal 2 al 4% circa) e riguardano in modo particolare gli adolescenti e le donne. Si manifesta con caratteristici “segnali” fisici come sudorazione, tachicardia, senso di soffocamento, formicolii e rappresenta una reazione d’allarme, che segue alla percezione “errata” di un fantomatico rischio imminente. In altre parole, il panico è innescato da una sensazione di essere in pericolo, da una paura invasiva generalizzata, di cui non si capisce né l’origine, né tantomeno il motivo. Di solito ha inizio con la sensazione di “sentirsi strani” cui segue la reazione fisica di allarme con malessere, aumento del ritmo cardiaco e così via. Il disagio fisico che si prova convincono la persona di stare realmente male, di correre sul serio un pericolo e in questo modo si crea un circolo vizioso in cui il sintomo peggiora con l’aumentare della presa di coscienza del sintomo stesso. Nell’attacco di panico sono costanti la paura di morire ed una sensazione di catastrofe imminente, a cui non si riesce a far fronte se non mettendo in atto appunto questa reazione di allerta.
A rischio un bimbo su dieci
Sembra che nemmeno i più piccoli siano immuni da questo problema. I dati provenienti dalla clinica relativa alla fascia d’età infantile mettono infatti in evidenza che disturbi di natura ansiosa – che includono gli attacchi di panico – colpirebbero una percentuale del 10% di bambini. È bene tuttavia precisare che molti dei sintomi con cui queste forme ansiose si manifestano, per esempio difficoltà di addormentamento, comportamenti oppositivi o di rifiuto, preoccupazioni e paure eccessive, sono state considerate più come problemi comportamentali dei bambini che come veri e propri sintomi ansiosi. È quindi importante non lasciarsi prendere dall’ansia e dalla convinzione che il proprio bimbo abbia un problema se è soggetto alla normali difficoltà della vita di tutti i giorni, dai litigi con i compagni alla stanchezza dovuta agli impegni scolastici e sportivi.
L’angoscia della separazione dai genitori
Se si tratta proprio di un attacco di panico, l’evento scatenante può essere di varia natura, anche se elemento distintivo sembrerebbe essere quello che il soggetto ha di trovarsi in una situazione che non permette una via di fuga. Il sintomo fondamentale, in questi casi, è che il corpo reagisce come se si trovasse in una situazione di effettiva minaccia e si mobilita per contrastarla. L’attacco di panico può essere connesso nel bambino all’angoscia di separazione dai genitori. Il disturbo è strettamente connesso alle tematiche di crescita e per questo è più frequente nelle fasi dello sviluppo più delicate, come l’entrata a scuola, la separazione dai genitori per le vacanze estive, le prime uscite da solo, il ritorno a casa da solo e così via. Tale patologia può portare ad una vita fatta di restrizioni, in cui il bambino estende le sue paure a più sfaccettature della realtà, rinunciando, per esempio, a mangiare certi cibi per paura di soffocare, oppure evitando di andare in piscina per paura di affogare, oppure a stare in luoghi aperti per paura di perdersi.
Importante rivolgersi a un esperto
Non sempre è possibile rintracciare un evento traumatico alla base degli attacchi di panico. Se sono associati ad un fisico che reagisce in modo troppo “allarmistico” di fronte agli eventi stressanti della vita, si parla di una predisposizione innata a reagire in modo inadeguato. In altri casi, sembra che i bambini manifestino una sintomatologia ansiosa di varia intensità per identificazione. Se un bambino vede un genitore spaventato da un animale tenderà esso stesso a sviluppare la stessa paura. Talvolta sono purtroppo i genitori che, naturalmente senza volerlo, insegnano ai figli ad essere timorosi. Questi stati d’ansia sono di solito temporanei e migliorano rapidamente nei bambini, ma è necessario in ogni modo rivolgersi ad uno psicologo per evitare che la situazione peggiori. Sarà questo ad insegnare ai bambini a confrontarsi con le proprie paure e preoccupazioni, attraverso un approccio terapeutico consistente in una graduale esposizione controllata e ripetuta alle situazioni temute o problematiche. Cercherà di far prendere coscienza al bambino delle sue sensazioni ed emozioni nei momenti critici, così che questo non cerchi di cacciarle indietro reprimendole e facendole riemergere in modo mascherato sotto forma di attacchi di panico.
Dott.ssa Ilaria Ronchetti
Psicologo