

Quando un figlio adolescente appare più stanco del solito, irritabile, demotivato o chiuso in sé stesso, molti genitori pensano subito allo stress scolastico, ai cambiamenti dell’età o all’uso eccessivo degli schermi. Spesso queste spiegazioni sono corrette. Tuttavia, in alcuni casi, può esserci anche un fattore fisico che contribuisce al malessere: livelli insufficienti di vitamina D.
La vitamina D è nota per il suo ruolo nella salute delle ossa, ma oggi sappiamo che la vitamina D partecipa a molti altri processi dell’organismo. Sono presenti recettori della vitamina D in diversi tessuti, compreso il cervello, oltre che nei muscoli e nel sistema immunitario. Questo significa che non riguarda soltanto crescita e calcio, ma può influenzare anche energia, regolazione biologica e benessere generale. Il nostro organismo produce vitamina D principalmente grazie all’esposizione della pelle alla luce solare. Una quota minore arriva dall’alimentazione, attraverso alcuni pesci grassi, uova, latticini fortificati e altri alimenti specifici. Negli ultimi anni, però, molti ragazzi trascorrono meno tempo all’aperto: scuola, studio, attività al chiuso e vita digitale riducono le occasioni di esposizione alla luce naturale. In alcuni periodi dell’anno, soprattutto nei mesi freddi, questo fenomeno diventa ancora più evidente.
La carenza di vitamina D non sempre dà sintomi chiari e spesso si presenta con segnali aspecifici: stanchezza persistente, calo di energia, difficoltà di concentrazione, sonno disturbato, umore instabile, irritabilità e perdita di interesse. Sebbene studi abbiano associato bassi livelli di vitamina D a maggiori sintomi depressivi, ciò non implica automaticamente una relazione causale: spesso le due condizioni si influenzano a vicenda (per esempio, l’umore depresso porta a stare meno all’aperto, riducendo l’esposizione solare). Si instaura così un circolo vizioso che va considerato. Sono a rischio soprattutto gli adolescenti che passano poco tempo all’aperto, chi è obeso, segue diete restrittive, ha malattie intestinali o croniche, vive in zone con poca luce solare o ha pelle più scura, che richiede più esposizione per produrre vitamina D.
Il primo passo è osservare senza minimizzare. Se il cambiamento di umore dura settimane, se compare ritiro sociale, se il rendimento scolastico cala o se il ragazzo appare costantemente esausto, è utile parlarne con il pediatra o con il medico curante. Un semplice esame del sangue può valutare i livelli di vitamina D e aiutare a capire se sia presente una carenza da correggere. Se i valori risultano bassi, il trattamento deve essere deciso dal medico. In genere comprende una combinazione di maggiore esposizione alla luce naturale, attenzione alimentare e, quando indicato, integrazione con dosaggi personalizzati. È sconsigliato improvvisare supplementi senza indicazione professionale: anche le vitamine richiedono criteri corretti di utilizzo. Naturalmente, se sono presenti sintomi psicologici importanti, la vitamina D non sostituisce una valutazione clinica. Tristezza persistente, ansia intensa, autolesionismo, isolamento marcato, pensieri di morte o forte perdita di funzionamento richiedono un intervento specifico da parte di professionisti della salute mentale.
Il messaggio per le famiglie è semplice: corpo e mente non sono separati. Sonno, movimento, alimentazione, relazioni, luce naturale e salute emotiva si influenzano a vicenda. Considerare anche gli aspetti fisici, tra cui la vitamina D, può offrire un tassello utile per comprendere meglio il benessere degli adolescenti e aiutarli in modo più completo.
Rossi Lina